Lavarini tra passato e futuro..

Scritto da on ago 9th, 2013 e archiviato sotto la categoria Senti chi parla, Serie A1. Puoi seguire la discussione di questo post tramite RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta o un trackback a questo post.

lavariniLa chiacchierata è lunga e la voglia di tornare in palestra tanta. Stefano Lavarini sta trascorrendo un’estate di aggiornamento e relax senza perdere un secondo il filo diretto con la Foppapedretti  che sarà. E coglie l’occasione di analizzare passato e futuro per “spiegare” ai tifosi che cosa aspettarsi.

I temi sono tanti e così spezziamo il percorso… Ecco la prima parte e la prima puntata del “Lavarini pensiero”…

Che stagione attende i tifosi della Foppapedretti?
“Quest’anno avremo dei picchi molto più esagerati sia in positivo che in negativo - inizia a spiegare il tecnico al suo secondo anno sulla panchina della Foppapedretti - perché siamo più giovani e abbiamo più potenziale.
Abbiamo più potenziale offensivo e quindi questo, le volte che riusciremo a metterlo in campo e svilupparlo, ci darà una spinta incredibile. Ma non avremo l’esperienza e la solidità in seconda linea dell’anno scorso. Ci sarà un grosso cambiamento nel nostro equilibrio, benché tutti gli arrivi spostino la possibilità a picchi di prestazione verso l’alto.
Si può avere il sogno di fare bene o anche meglio dell’anno scorso, perché abbiamo tante armi che si potrebbero concretizzare.”

Che cosa ti ha dato la scorsa stagione, sotto il profilo umano e professionale?
“Dal punto di vista umano ho vissuto delle fortissime emozioni e ho sperimentato il valore di alcuni rapporti in un momento così particolare della mia carriera lavorativa. Non solo i rapporti con gli amici e i colleghi di lavoro, ma anche i rapporti familiari sono stati testati in un momento di grande stress o comunque di grande impegno professionale. E poi ho trovato la consapevolezza che la forza di quello che può fare la nostra mente è veramente senza limiti, senza confini.
Da un punto di vista professionale, invece, ero alla ricerca della convinzione, della sicurezza di volermi confrontare con questo livello. Ho trovato questa conferma: fare la serie A per un allenatore è come andare a Gardaland tutti i giorni per un bambino. Fermo restando che questa sicurezza e questa convinzione sono maturate in un contesto in cui tutto mi è stato agevolato sia dall’ambiente di lavoro sia da come sono andate le cose. Diciamo che ho acquisito maggior sicurezza di volermi confrontare con questo livello e ancor più convinzione di voler fare questo. Sono comunque stato agevolato dalla facilità della stagione.”

Avete stupito con i risultati ottenuti. Ti sei stupito anche tu o sapevi che avreste potuto fare bene?
“Mi sono stupito molto del girone di andata, perché è stato, credo, al di sopra di qualsiasi aspettativa. Non mi aspettavo l’intensità che siamo riusciti a mettere in campo e non mi aspettavo la costanza della capacità di mettere in campo questa qualità di gioco e questo carattere portando una costanza di risultati che secondo me era impensabile per certi versi. Ed è proprio in questo senso che ho toccato con mano il valore di ciò che dicevo prima, cioè la forza della mente, nel senso che da subito si è costituito un gruppo con un desiderio molto forte di fare bene e un ambiente di lavoro veramente ideale. E la forza di queste cose ha potenziato all’inverosimile quelle che erano le caratteristiche tecniche e fisiche. Credo che in questo gruppo la mente abbia fatto viaggiare a una velocità superiore a quella che era la nostra, soprattutto nel girone di andata.”

Che cosa vi è mancato per salire ancora più in alto?
“Io credo che arrivare dove siamo arrivati significa che abbiamo avuto di più di quello che sembrava possibile, piuttosto che ci sia mancato qualcosa. Per il risultato sportivo in sé, considerato il momento in cui eravamo lì a giocarci le semifinali, sia in Campionato che in Coppa Italia, dal punto di vista strettamente tecnico ci è mancato qualcosa nei fondamentali da punto, cioè battuta, muro e attacco. Sono state queste le caratteristiche che, se avessimo potuto esprimere un livello superiore, ci avrebbero reso più competitivi. Da un punto di vista più generale ci è mancato, nei momenti salienti, un periodo di fortuna e un periodo di salute. Nel senso che alcune condizioni fisiche non ottimali nei momenti che contavano forse ci hanno tolto un po’ di quel gas che abbiamo avuto in altre occasioni.”

Sei rinnovi e sei partenze. Come cambia la squadra della prossima stagione, considerando che manca l’ufficialità del dodicesimo nome che andrà a completare la rosa ma su cui la Società ha già un orientamento preciso?
“Partiamo da una base sicuramente buona, perché  la conoscenza delle caratteristiche di molte  giocatrici fa sì che si possa già sapere quali adattamenti bisogna fare con i giocatori che abbiamo a disposizione quest’anno, rispetto ad alcuni che avevamo.
Credo comunque che la squadra cambi abbastanza, il nostro gioco subirà innegabilmente delle modifiche. Credo che la Società abbia fatto dei cambiamenti proprio in funzione di quello che avevo evidenziato prima: si è mossa per fornirci molto più potenziale nei fondamentali da punto. L’anno scorso eravamo una squadra che non aveva un fortissimo servizio e credo che stiamo acquisendo invece più efficacia in battuta con gli acquisti fatti, insieme a più solidità a muro. Queste erano un po’ le carenze nostre e in questo senso si è lavorato nel mercato sicuramente bene e abbiamo inoltre aumentato il potenziale d’attacco. Abbiamo inserito giocatrici giovani che in prospettiva futura, se non già da subito, possono fornire qualcosa in più rispetto a quello che avevamo l’anno scorso, anche da un punto di vista offensivo. Quello che farà la differenza sarà quanto saremo bravi a esprimere questo potenziale, oltre ad attestarci più vicino possibile alla qualità e al livello di seconda linea che abbiamo avuto l’anno scorso, quando siamo stati, in ricezione e difesa, di una solidità impressionante. E’ quello che ci ha permesso, sebbene un poco più spuntati magari nei fondamentali offensivi, di essere super competitivi, non solo competitivi. Ci ha permesso di passare al di sopra di qualcuno che forse era più attrezzato di noi, perché quella caratteristica specifica ci ha dato grossissima competitività e solidità. Potenzialmente, il prossimo anno, nei fondamentali di punto avremo anche più armi da cercare di mettere a frutto, invece nei fondamentali di seconda linea dovremo avvicinarci il più possibile a quello che eravamo l’anno scorso.”

“Stufi è una giocatrice che ho conosciuto nelle Nazionali giovanili, ricordo che abbiamo lavorato insieme pur per poco quando lei stava terminando il ciclo nella Juniores. E’ un centrale molto duttile in fase offensiva, con buona esperienza e buona capacità a muro, ma soprattutto è un giocatore di grosso carattere. Ho l’impressione di avere un’atleta che non fa troppa differenza se stiamo giocando sul 3-3 del primo set o sul 24 pari del set finale.
Conosco veramente bene Folie, perché ero presente alle sue prime convocazioni nelle squadre Nazionali giovanili e ne ho seguito il percorso di crescita. E’ un giocatore dal potenziale esagerato e dovremo essere bravi a continuare a incanalarlo nella direzione migliore perché possa esprimersi il più possibile. Sia in attacco che a muro.
Per quanto riguarda Sylla, posso dire che è una giocatrice che sto seguendo da un paio d’anni perché ci ho giocato contro diverse volte nelle squadre giovanili. Sono andato anche a vederla nella Finale Scudetto under 18 vinta da poco. E’ un giocatore che in attacco toglie già il dubbio di poter essere competitiva, di poter scendere in campo a questo livello perché ha un potenziale veramente importante. Dovrà crescere molto, per poter giocare nel ruolo di schiacciatrice, nei fondamentali di seconda linea, perché fisicamente non è un gigante benché sia fortissima e sia dotata di un salto importante. Però è un giocatore che deve probabilmente associare questo potenziale smisurato in attacco, già espresso per certi versi, a una certa completezza  e solidità negli altri fondamentali.
Conosco molto bene Melandri, perché l’ho allenata fino all’anno scorso. E’ una giocatrice che secondo me è già in grado di essere competitiva soprattutto a muro, dove credo abbia delle buonissime attitudini. In attacco dovrà anche lei crescere molto per poter stare a questo livello con costanza e da titolare. Si può intravedere in lei una certa duttilità, nel senso che è un giocatore che può cimentarsi in tutte le palle del centrale. Quindi si tratta di allenare con lei tutte le tipologie di attacco che il ruolo di centrale contempla, perché può affrontarle tutte quante. A muro, invece, credo che possa già dire la sua da subito.
Smutna è invece una giovane che purtroppo non conosco molto, ho visto qualche video e mi ha dato l’impressione di avere una certa facilità a far correre la palla. Però faccio fatica per il momento a giudicarla, perché è quella che conosco meno rispetto al gruppo delle nuove arrivate.
Credo che questa campagna acquisti si sia rivolta molto a potenziare le caratteristiche e i fondamentali di cui parlavamo nella prima parte dell’intervista: quelli di punto, battuta, attacco, muro. Molte giocatrici hanno in questo senso grosso potenziale, mentre nei fondamentali di seconda linea, quelli che ci devono dare grosso equilibrio, dovranno crescere molto e dovremo farci sorreggere dalle sicurezze delle confermate Merlo, Blagojevic, Weiss. Le caratteristiche di questi tre giocatori ci danno la possibilità di chiedere loro ancor più sacrificio in seconda linea per cercare di sbilanciarci un po’ di più in fase offensiva.”

Quali obiettivi ti poni per la prossima stagione?
“Penso che l’evoluzione del Campionato italiano di questi anni non dia la possibilità di fare delle grosse considerazioni. Ero molto generico in queste considerazioni l’anno scorso e penso di doverlo essere ancora quest’anno. Personalmente mi pongo il solito obiettivo, cioè fare il meglio che posso per ottenere più che posso. Questa è l’unica cosa che penso di poter pormi come obiettivo. Mi sembra che sia palese che la nostra pallavolo cambi di anno in anno e durante l’anno stesso, quindi penso che sia difficile fare considerazioni più precise.”

Quale sarà la prima cosa che chiederai al gruppo quando vi ritroverete in palestra al completo dopo l’estate?
“Credo che chiederò di cominciare a mettersi in cammino e spingere da subito, perché la vetta che dobbiamo ambire a raggiungere è molto alta e quindi chiederò di dare tutti tutto il possibile per ricreare il miglior ambiente di lavoro, che è quel qualcosa che l’anno scorso da subito per noi ha fatto la differenza. Ho raggiunto la consapevolezza che la qualità dell’ambiente di lavoro è determinante.”

Che cosa ti senti di promettere ai tifosi?
“Mi sento di promettere di dare il massimo e di cercare  di continuare  a onorare come credo di aver sempre cercato di fare la nostra maglia, la nostra Società e loro e di farli divertire il più possibile.”

E da loro che cosa ti aspetti?
“Da loro non mi aspetto niente, perché per loro non è un lavoro. E quindi non essendo un lavoro mi prendo volentieri tutto quello che vorranno offrirci. Sono un farabutto… Lo dico solo perché so già che ci daranno una spinta veramente incredibile.”

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