Francesca Vannini: “La Mia Esperienza da Giocatrice a Servizio della Squadra”

Scritto da on mar 7th, 2014 e archiviato sotto la categoria Interviste, Notizie, Senti chi parla, Serie A2. Puoi seguire la discussione di questo post tramite RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta o un trackback a questo post.

DS7_3339Francesca Vannini (allenatrice de Il Bisonte San Casciano, squadra che ha vinto la Coppa Italia di A2) già da giocatrice aveva fatto intravedere le qualità che caratterizzano un allenatore. Grandi capacità tattiche, propensione allo studio tecnico dei fondamentali e una dote indiscussa da leader. Persona sincera che affronta i problemi in modo chiaro e diretto come piace a me. Sono sicuro che, se lo vorrà, potrà fare una carriera di alto livello. Non ci sono dubbi che nel tie-break della finale di coppa , abbia aiutato la squadra con scelte nette e azzeccate. Non posso che augurarle dal profondo del cuore TUTTO IL MEGLIO.

(Giovanni Caprara)

Francesca, vincere la Coppa Italia è una bella iniezione di fiducia: se dovessi dire solo una cosa che avete avuto in più rispetto a Montichiari, ma che ha fatto la differenza, quale sarebbe?

Per vincere la finale credo che rispetto a Montichiari  abbiamo avuto più tranquillità nel gestire i momenti cruciali del quinto set e forse meno pressione e più spensieratezza nell’affrontare la partita.

In cosa potete migliorare per il rush finale? 

Nel rush finale dobbiamo migliorare sicuramente nella continuità di performance. Rispetto all’inizio del campionato siamo migliorati ma credo che se vogliamo lottare per provare a vincere dobbiamo ancora migliorare molto sotto questo aspetto.

Parliamo di te. Hai iniziato ad allenare arrivando in serie A2, una categoria importante. Come ti sei preparata?

Fondamentalmente non mi sono preparata. Il passaggio dal campo alla panchina è stato piuttosto improvviso. Ho cercato di usare l’esperienza da giocatrice che ho e ho provato a ricordarmi cosa facevano i i migliori allenatori che ho avuto.

Da atleta ad allenatrice: quali lo doti che ti sei portata dal campo? 

La dote che mi sono portata è quella di cercare di capire la situazione che sta vivendo la squadra nei vari momenti provando a aiutare sia sotto l’aspetto tecnico che psicologico. Ho cercato di dimenticarmi di quello che facevo da giocatrice e cerco di parlare il meno possibile di me.  Eventualmente parlo di me solo nelle difficoltà che ho avuto non in quello che mi veniva bene. Cerco sempre di dare l’esempio se chiedo una cosa alla  squadra (mai predicare bene e razzolare male…)

Spogliatoio: gestire il gruppo da leader in campo (tu eri alzatrice) alla panchina è difficile, soprattutto nel femminile. Ti sei confrontata con qualcuno o hai fatto tesoro della tua esperienza da atleta?

Nella gestione del gruppo non mi sono mai confrontata, non ho timore nell’affrontare le persone. Cerco di essere quello che sono nel bene e nel male. Cerco di spiegare al gruppo quello che si fa, perché si fa e se mi fanno delle domande (ben venga) rispondo sempre con il motivo delle mie scelte. Condivido ma decido io, perché il mio compito anche se non è facile. Cerco di venire incontro alle esigenze delle giocatrici tutte le volte che posso, se dico di no (raro) spiego perché, c’è sempre una motivazione valida. Di contro voglio sempre il massimo impegno, tolleranza e cooperazione. Deve essere sempre un dare/avere reciproco. Nel limite del possibile cerco di responsabilizzare ognuna di loro anche se molte sono giovani, credo che sia sempre la soluzione migliore per diventare persone e di conseguenza giocatrici che in campo si prendono delle responsabilità. Se una cosa non la so o non la vedo ammetto di non aver visto o di non sapere (promettendo però di dare una risposta), è meglio essere sinceri che arrampicarsi sugli specchi. Non mi piacciono i climi da caserma, non fanno per me, chi mi conosce sa che mi sono sempre ribellata parecchio da giocatrice. Io avrei voluto fosse così e così sto facendo.

Montich-SanCasci_394Il campionato di A2 è lungo e faticoso: c’è qualcosa che cambieresti?

Del campionato di A2, ma in tutti i campionati, toglierei immediatamente la regola degli over. La ritengo stupida e altamente diseducativa. I giovani se vogliono giocare se lo devono guadagnare. Così avremo dei giocatori più forti. Il risultato di questa “autostrada” che gli viene lasciata è che alla fine pensano sia tutto facile,  si ritengono migliori di quanto non siano realmente e che è tutto dovuto. Nella vita e quindi anche nello sport è tutto difficile, è bene abituarsi subito.

Essere allenatore al giorno d’oggi non è facile, esserlo “donna” forse ancora di più, che ne pensi?

Essere allenatore è difficile, non c’entra molto essere donna o uomo. Hai delle responsabilità “tecniche” e morali nei confronti della tua squadra per cui è un ruolo difficile.

Oggi le società chiedono ad un allenatore “tutto e subito”, mentre un tecnico dovrebbe poter progettare un percorso con una squadra. La tua idea quale è? 

Poter progettare un percorso io ritengo sia sempre la strada migliore soprattutto a chi non ha grandissime possibilità economiche. Chi ha invece possibilità economiche può vincere subito l’importante è che si affidi a persone che di pallavolo ne capiscono e purtroppo non sono così tante.

Piacenza-Bergamo_398Cosa pensi della specializzazione dei ruoli nel volley? Tu hai giocato al top negli anni in cui centrali e bande sapevano fare (bene) anche altri ruoli..

La specializzazione dei ruoli io credo che aumenta di molto il livello del gioco. La cosa importante è l’età in cui si inizia a specializzare il ruolo. Prima di tutto i giovani devono saper fare bene i fondamentali dopo di che credo che la specializzazione del ruolo è un processo inevitabile.

La pallavolo in toscana pensi possa tornare a dire la sua?

Non so se la pallavolo toscana tornerà a dire la sua, parlo di A1 chiaramente. Per ora credo che a Firenze ci siano due belle realtà di A2 e al momento godiamoci queste.

(Cristina Gatti – Foto Cucchetti, Giuliani)

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