Crovegli Reggio Emilia: Soraia, un ciclone “Vi racconto tutto di me e della Crovegli”

Scritto da on apr 8th, 2014 e archiviato sotto la categoria Serie A2. Puoi seguire la discussione di questo post tramite RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta o un trackback a questo post.

downloadUn ciclone. Di spontaneità, simpatia, forza (le avversarie ne sanno qualcosa), intelligenza. Questa èSoraia Neudil Dos Santos, per chi la conosce davvero. Basta parlarci cinque minuti, per capire lo spessore del personaggio. Soprattutto, Soraia è stata per la Crovegli un innesto straordinario nella rincorsa salvezza culminata domenica a Rovigo. Non solo dal punto di vista tecnico, ma anche per l’impatto all’interno della squadra e in generale dell’ambiente giallorosso, che l’ha amata sin dal primo giorno per la sua voglia e l’umiltà mostrata nei suoi primi 70 giorni in maglia Crovegli.
Poi mettici 170 punti nelle 10 gare del girone di ritorno (in realtà 9, l’esordio con Bolzano è stata una breve apparizione appena arrivata in Italia), di cui 31 nella notte rodigina, e capisci che l’opposta brasiliana ha rappresentato qualcosa di speciale nella storia giallorossa, pur essendo sbarcata a Reggio Emilia solo lo scorso 24 gennaio. Ve la raccontiamo così com’è, tutta d’un fiato. Un ciclone, appunto.
Soraia, finalmente è fatta… “Sì, una liberazione e una grande soddisfazione per tutti, considerando le sofferenze di questa stagione. Per la società e per la squadra dopo la scomparsa del Presidente, per me dopo aver ricominciato da qui in seguito allo stop forzato vista la mancata partecipazione di Torino all’A1. Questa salvezza è un risultato importante, sia per giocatrici che non avrebbero meritato lo smacco di una retrocessione, sia per una società che ha saputo reagire alla grande. Spero che tutto questo dia un’ulteriore spinta per andare avanti con un bel progetto, sarebbe davvero molto bello”.
Reggio, la Crovegli, cos’ha significato per te? “Un’esperienza super positiva, a partire dall’ambiente e dal gruppo. Sono stata considerata e trattata come meglio non potevo chiedere, le ragazze hanno subito capito quel che potevo dare in termini d’esperienza e questo per me è un riconoscimento molto bello. Significa che in tutti questi anni ho costruito qualcosa di buono e anche dal punto di vista umano mi sento di poter dare tanto”.
Chi è Soraia? “Sono una persona che pensa come lavoro e impegno quotidiano paghino sempre. Quando ti trovi in ambienti positivi, riesci a far vedere tutto questo, ma se riesco a trasmettere queste sensazioni è grazie ai miei genitori. Sono loro che mi hanno insegnato ad avere questa filosofia, a conquistarsi i propri spazi e la propria indipendenza con umiltà e voglia d’imparare”.
E qui Soraia apre il suo cuore e dà spazio alla sua vera storia, cominciata trent’anni fa da San Paolo, nel suo Brasile. “A scuola ero una secchiona, anche se mi piaceva divertirmi come i miei coetanei. Ho iniziato con la pallavolo un pò tardi, a 14 anni, e come capita spesso è successo per caso. Dovevo fare un provino per giocare a pallamano nello Sport Club Corinthians Paulista, mi sono trovata di fronte l’allenatore di pallavolo ed è cominciato tutto così. Vedevo già le mie tre sorelle più grandi e indipendenti di me, e grazie alla filosofia dei miei genitori sono stata educata a pensare di costruirmi opportunità lavorative da sola per poter gestire anche le piccole cose da subito, come pagarmi il cinema o altro. Quando sono arrivata a vestire la maglia della nazionale brasiliana juniores, ho capito che potevo avere un buon talento e quindi compiere il mio percorso da giocatrice vera. Nel frattempo però ho sempre pensato anche ad altro…”.
Ovvero? “A 20 anni ho rotto il cordone ombelicale con San Paolo e mi sono trasferita a giocare a Rio, dove ho giocato praticamente 4 anni e ho avuto come allenatore Bernardinho (ct della Nazionale maschile che ha vinto tutto e padre di Bruno, palleggiatore di Modena). Nell’estate 2008 è arrivata la chiamata di Mauro Marasciulo, allenatore brasiliano di Nocera Umbra, e a quel punto sono arrivata in Italia (dove giocherà 4 stagioni consecutive in A2, sempre tra le capocannoniere del torneo). E tornando al discorso iniziale, lì ho cominciato davvero ad esprimere la mia anima. Mi sono iscritta ad un’accademia a Milano, l’Istituto Callegari, e nel giro di due anni e mezzo ho ottenuto la laurea in design d’interni. Tutto ciò che è arte mi appassiona, mi sono innamorata di Milano e dell’Italia in pochissimo tempo”.
Pardon, Soraia. Giocatrice professionista a Nocera Umbra e studentessa a Milano, abbreviando i tempi della laurea. Il segreto? “Nulla, solo tanta buona volontà e la passione. A Nocera Umbra ho fatto lezioni private, poi quando sono andata a giocare a Busnago è stato molto più semplice per le distanze. Un pò meno da Santa Croce sull’Arno (stagione 2010/11), ma ad inizio settimana volavo a Milano e proprio nel corso di quell’annata sono riuscita a laurearmi. Una volta tornata a Busnago, ho potuto godermi Milano, città che per certi versi potevo paragonare a San Paolo. Le luci, la storia, il teatro, i miei ristoranti e i miei negozi. Ogni volta che posso, ci torno di corsa. La mia vita però è cambiata nuovamente, e alla fine forse forse preferisco la campagna…”.
Prego? “Dopo la chiusura di Busnago, ho disputato la scorsa stagione tra Polonia e Turchia (dove ha vinto il campionato di A2, ndr), dove ho vissuto un’esperienza bellissima, conoscendo una cultura e una religione diversa. Ho avuto un contatto positivissimo con la cultura islamica, le ragazze e le loro famiglie mi hanno trattato come una figlia, ma il mio futuro era comunque in Italia, sempre nel luogo dov’era cominciato tutto. Nocera Umbra”.
Appunto, il paese di 6mila abitanti che fa a pugni con i 15 milioni di San Paolo.  “Sono diventata umbro-brasiliana, ora posso dirlo – ride Soraia. Avevo la casa assieme al mio ex fidanzato, ma anche dopo la rottura ho deciso di stabilirmi a Nocera perchè mi sono innamorata della tranquillità di un luogo simile. Dal falegname al contadino, conosco tutti e ognuna di queste persone sarebbe pronta ad immolarsi per proteggermi. Un rapporto splendido, in particolare con la famiglia Marinangeli. Sì, proprio la famiglia del mio ex fidanzato, sono persone meravigliose alle quali sono legatissima. Dopo le partite, chiamo prima i miei genitori in Brasile e poi loro”.
Soraia e il futuro, dopo la pallavolo. “La strada per lavorare nel campo dell’arte è lunghissima, ma ho già iniziato a muovermi. Non ho però intenzione di lasciare la pallavolo, magari allenerò i ragazzini o farò il team manager di una società. Si può fare tutto, basta volerlo”.
Reggio Emilia non è proprio uguale a Nocera Umbra, ma ci pare ti piaccia… “Eccome, io poi abito a Borzano e mi ritrovo in un posto meraviglioso. Sono vicinissima alla città, dove frequento un corso di yoga e ho tutte le comodità. L’Emilia è splendida, già conoscevo Modena, Ferrara, il vostro cibo. Sono appassionata del buon vino e in generale della buona cucina, qui non mi posso lamentare”.
Poi la brasiliana d’Italia ci racconta, tutto d’un fiato, la “sua” Crovegli. “Io la vedo così, questa splendida squadra. Bubu (Lancellotti, ndr) è il mio orsetto del cuore, la morsico e la spupazzo con tanta tenerezza. Michi (Catena) è la pazza scatenata, mi fa ridere tantissimo con le sue perle. Con Flavia (Assirelli) c’è un legame splendido, mi sono trovata benissimo anche con la sua famiglia. La Cri (Losi) è la nostra bambolina, “Box” Bussoli la curiosona, Ciro (Cirilli, ovviamente) la vera argentina… tutto compreso! (ride Soraia, pensando al suo Brasile). A parte le battute, fondamentale per i nostri equilibri. Patty (Polak) una ragazza da scoprire, a capitan Belfiore dico voglia di staccare il telefono… lei sa cosa intendo! Mary (Vujko)… discreta, Rossella (Giorgi) tecnologica. Infine Alice (Gennari), una cucciolotta”.
Non si può che chiudere con un riferimento ad un possibile futuro in giallorosso. “Mi sono trovata benissimo, questo è evidente. Darò la mia disponibilità alla famiglia Crovegli, se ci saranno le condizioni sceglierò la Crovegli con tanta gioia. Incrociamo le dita!”.

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