Valentina Diouf: “Fondamentale il mio primo anno a Bergamo”

Scritto da on apr 8th, 2014 e archiviato sotto la categoria Interviste, Notizie, Senti chi parla, Serie A1. Puoi seguire la discussione di questo post tramite RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta o un trackback a questo post.

_DP_3623“Quando studi il talento per tanti anni ti succede che tendi a standardizzare le tappe con cui esso diventa determinante nello sport di vertice. Valentina in poco più della metà del tempo che il talento impiega ad imporsi ai vertici ha dimostrato di essere capace di prestazioni di primo livello mondiale. Io credo che dietro questo concetto si possa racchiudere una storia che lascia intravedere un percorso straordinario iniziato con tre stagioni al Club Italia, con due da protagonista nella nostra massima serie in un Club che da sempre punta su giovani italiane…il resto lo scriverà strada facendo!”
Marco Mencarelli.

Valentina, al di là della classifica facciamo un primo bilancio di questa stagione per la Foppa (intervista raccolta a fine marzo, ndr).

Altalenante, perché comunque sia siamo una squadra che a volte ha dei picchi pazzeschi, ce la giochiamo con chi sta in alto in classifica, in altri momenti andiamo in crisi e non riusciamo a mantenere concentrazione. Anche positiva, certo, alla fine i nostri risultati li stiamo ottenendo piano piano, stiamo cercando stabilità per affrontare i play off; inoltre considerando il budget ridimensionato, la squadra giovane e con innesti giovani ma anche con poca esperienza in serie A, siamo riusciti a fare cose forse inaspettate.

Un bilancio tuo personale fino ad ora e di questi 3 anni in maglia rossoblu..

Vengo da un periodo abbastanza pesante, perché comunque ho alle spalle la scorsa stagione intera, tutta l’estate in nazionale e questa nuova stagione e faccio un po’ fatica fisicamente a stare sempre in botta. Ma mi serve per capire se nei momenti di stanchezza, quando magari non riesco ad arrivare fisicamente, se ci arrivo di testa o se con un po’ più di esperienza riesco a gestire certe situazioni. Per quanto riguarda questi 3 anni, ho fatto un gran salto, percepisco che piano piano sto crescendo come giocatrice, è cambiata la testa. Il primo anno è stata una bella botta, avevo la scuola da finire, sono stata catapultata in una squadra con giocatrici con la G maiuscola, tutto nuovo. Poi piano piano dallo scorso anno ho avuto tante responsabilità, una cosa nuova da gestire, ma sono contenta..

Novara-Bergamo_132Come hai vissuto il passaggio in serie A1 il primo anno da studente?

E’ stato pesantissimo, anche perché nella mia prima stagione il campionato era ristretto per via delle Olimpiadi e affrontavamo anche la Coppa Campioni. Andavo a scuola, uscivo e correvo in palestra, allenamento, pesi, tornavo alle 23, studio…Ogni giorno così, poi la Coppa, sempre in viaggio.. E’ stato massacrante..

Molte giovani oggi fanno un salto tra le serie minori e la A1: difficoltà, rischi? Anche perché poi non siete più trattate da “giovani”..

Fino al primo anno ero la piccola, ero anche in panchina, lo scorso anno ho abbassato le orecchie, mi sono rimboccata le maniche, perché devi dimostrare tutto prima di dire “Ok sto giocando”.. Devi dimostrare tantissimo tutti i giorni, non puoi mollare nulla.. Rischi? Dipende dall’ambiente in cui sei, da come sei fatto. Io non mi sento di aver saltato delle tappe, sono stata qui, sono stata in panchina, mi sono fatta le ossa, ho avuto occasioni, ma è diverso. Se arrivi e giochi subito, può essere rischioso, puoi montarti la testa, pensi di essere già arrivata, invece come dicevo prima hai solo da dimostrare e lavorare per anni, non puoi dimostrare tutto in una stagione.

Novara-BergamoCI_419A questo proposito quanto ti toccano i giudizi della stampa? Come è il tuo rapporto con i media?

Non si può piacere a tutti, ognuno ha la sua opinione. I media fanno il loro lavoro come io faccio il mio, per cui massimo rispetto. Le cose non mi toccano tantissimo, perché so cosa sto facendo, penso succeda a tutti di avere un giorno in cui non sei al massimo, anche perché noi lavoriamo tutta la settimana e poi c’è la partita, ma dalla partita non si può capire (ed è difficile giudicare da una sola gara) quanto lavora una persona per tutta la stagione.

La senti la pressione addosso?

E’ difficile che io senta la pressione, anche se me la creano. Anche perché poi va a discapito mio. Se hai pressione addosso non giochi tranquilla. Io gioco, do il massimo per quello che so fare e posso per dare una mano alla squadra, club o nazionale. Ma non mi metto pressione, se no poi è peggio e rischio di buttare all’ aria tutto il lavoro fatto. Fino a che mi danno la possibilità di giocare, la sfrutto, non capita a tutti..

Per una giovane atleta cosa può essere più di aiuto per crescere? Giocare da titolare in una squadra a qualsiasi livello (media) o riserve in una squadra di alto livello?

Credo dipenda dal tipo di giocatore che sei o che sarai ed anche in che momento della tua crescita arrivi in una squadra. A me per esempio serviva non tanto giocare quanto imparare ad affinare la tecnica, essere più veloce e “sgamata”, avevo tanto tanto da imparare. Dopo l’ allenamento mi fermavo ancora a lavorare, guardavo e cercavo di rubare il mestiere alle mia compagne e questo lo fai durante la pratica in palestra; per me è stato fondamentale il primo anno a Bergamo. Magari sarei arrivata comunque, ma più lentamente, perché poi devi imparare da sola: giochi con atlete di alto livello, ma se giochi titolare e non hai nessuno a cui rubare il mestiere da alcune situazioni poi ne devi uscire da solo. E’ un processo più lento.

IMG_6324Opposti come te molto fisici e potenti hanno il punto di forza in prima linea: come ti inserisci nei meccanismi di difesa? Come ci lavori e come migliori?

Di certo non difenderò mai con un libero, quindi è più facile che lascino passare una palla in difesa a noi che ad un’ altra. La difesa, al contrario della ricezione che è molto più tecnica, è molto a “sentimento.”.. Se hai voglia e ci credi riesci a prendere palloni benché tu sia limitata nel fisico al contrario di un libero. Ora sono più sicura rispetto agli inizi in cui avevo meno controllo ed ero alle prime armi. Poi sono cresciuta con allenamenti intensivi di difesa, ore e ore di allenamento, e fin da piccola mi hanno cresciuta con questa mentalità della difesa.

Si dice che il talento non basta da solo per vincere..

Cambia in base ai ruoli, il talento fa tanto se vuoi arrivare ad alto livello. E’ più breve il percorso. Se sei costruito e basta, hai voglia a faticare. Ovviamente ci vuole allenamento, tanto, nessuno nasce imparato.

Hai una giocatrice che ammiri o ti ispiri? Se volessi rubare una qualità ad una giocatrice?

No, perché penso che ogni giocatrice abbia un suo percorso e sia una individualità. Non mi ispiro a nessuna perché sento che sono diverse da me. Posso stimare una giocatrice per il percorso che ha fatto e per l’ umiltà che ha, ma non mi viene da ispirarmi e rubare qualcosa.

_D4R6746Nazionale: la convocazione, la prima partita che ti ha messo i brividi..

La partita che mi ha emozionato di più è stata la finale Mondiale, me la sono sudata insieme alle mie compagne, è stata tosta, contro una squadra con cui abbiamo giocato fin da bambine, abbiamo sempre perso e quella è stata l’ unica volta in cui abbiamo vinto in 4 anni (Brasile), quindi doppia vittoria. La convocazione in nazionale è sempre un onore, ci vuole tanto sacrificio, in fin dei conti si lavora anche per quello e su una atleta viene chiamata vuol dire che se lo è meritato ed è una grande soddisfazione.

Il tuo Europeo seniores: in diverse partite sei stata il punto di riferimento in attacco.. Come ti sei sentita?

Ho attaccato tanti palloni importanti che non mi sarei aspettata, ma dal punto di vista personale a me fa solo che un gran bene, perché ho affrontato situazioni difficili che non avevo mai affrontato e mi ha aiutato a crescere. Ho cercato di dare sempre il massimo in tutte le partite, anche se ero stanca morta. E’ stata a mia prima esperienza in seniores, non ho nulla da rimproverarmi, sono contenta del percorso fatto..

Hai origini senegalesi. Ti senti attaccata alle tue origini? In cosa ti senti africana?

I miei sono separati da tanto, mio papà vive in America da tanti anni. Conosco il popolo, sono andata una volta da turista, ma è distante come realtà da me. In certe cose però mia mamma mia dice “questa è la tua altra parte”, ma la cosa si ferma qui… In questo momento non mi sento di approfondire la conoscenza dell’ Africa o delle mie origini, magari quando sarò più grande.. Ora sarei più contenta di andare in America da mio papà…

fioccoSe vedi il tuo futuro che Valentina vedi?

Penso di continuare su questa strada, poi chi vivrà vedrà.. Prendo quello che viene giorno per giorno, io vivo così..

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