Maja Ognjenovic: Quando l’altruismo diventa un fondamentale del volley..

Scritto da on apr 4th, 2016 e archiviato sotto la categoria Interviste, Notizie, Senti chi parla, Serie A1. Puoi seguire la discussione di questo post tramite RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta o un trackback a questo post.

04-DS7_2943[Emanuela Macrì - Foto Riccardo Giuliani] A cinquemila chilometri dall’Equatore ed altrettanti dal Polo Nord: si trova lì il 45mo parallelo Nord, con tutto il fascino delle leggende di cui è protagonista. E sempre lì, proprio sul 45mo parallelo, si trova la città di Zrenjanin che con le leggende, a quanto pare, ha di che dialogare. Sì perché questa città della Serbia, in un ideale spot pubblicitario, potrebbe vantare una lista di gioielli sportivi che sul passaporto la citano come luogo di nascita. Come il cestista Dejan Bodiroga e la stella dell’atletica leggera Ivana Španović, come Nikola Grbić, Jovana Brakočević e Brižitka Molnar per quanto riguarda l’universo del volley.

E come Maja Ognjenovic, palleggiatrice della nazionale serba, alla sua prima stagione nelle fila della Nordmeccanica di Piacenza, squadra e città alla quale arriva percorrendo proprio quel 45mo parallelo che passa, anche, per la provincia emiliana. Non prima, però, di aver visitato i campionato polacco, quello turco, greco e romeno, e di aver quindi abbandonato temporaneamente quel parallelo e quel campionato serbo dove aveva mosso i primi passi, nella squadra di Belgrado.

Passi a tempo di musica, ad onor del vero, se dei primi vogliamo parlare: “Da bambina – racconta Maja – praticavo il nuoto e dedicavo un paio di pomeriggi la settimana alla danza. Poi mia sorella maggiore, diventata allenatrice di volley, mi avrebbe contagiata con la sua passione ed io a soli otto anni sarei stata rapita dalla compagna con la quale crescerò, dividendo con lei ogni attimo della mia vita: la pallavolo”. Una coinquilina speciale che la porterà anche in Italia per due stagioni, a vestire i colori della Monte Schiavo Banca Marche Jesi e nel 2011, tre anni più tardi, quelli della Liu Jo Modena.

03-DS7_2823E poi, e prima e dopo, tanta Nazionale e soddisfazioni a pioggia. Come la gioia per quella qualificazione ai Giochi Olimpici di Rio2016, conquistata insieme all’argento in Coppa del Mondo 2015. “Un primo traguardo superato grazie alla compattezza della squadra. Di una Serbia – dice la sua palleggiatrice – che mi piace davvero. Per quella ventata di freschezza e di entusiasmo portata dalle atlete più giovani: la loro energia insieme alla fame di vittoria ha fatto molto bene alla nostra squadra, perché si è andata ad amalgamare all’esperienza di noi giocatrici con qualche anno e titolo in più sulle spalle, dando quale risultato una miscela rivelatasi, finora, vincente. Si respira un’atmosfera davvero piacevole nello spogliatoio e questo è stato di grande aiuto per arrivare alla conquista di quel biglietto senza scali per il Brasile”.

Un paese, quello verde-oro, che Maja conosce già, così come conosceva la squadra della Nordmeccanica Piacenza, per averla seguita e vista giocare in Europa, in Champions League. Anche se non immaginava di trovare “Una società così seria nel lavoro – precisa la numero 18 – e molto ben organizzata. Con le ragazze, poi, c’è stato un buon feeling da subito e, anche se qualche obiettivo non è stato raggiunto, c’è ancora spazio e voglia per far bene”.

C’è voglia di giocare per e con la squadra, credendo in essa. “Di vedere le mie compagne felici. Come quando – continua la regista serba – riesco a rendere loro la vita un po’ più facile, alzando una buona palla”. E come quando, dopo un pallone servito con maestria e messo a terra davanti ad un muro a uno, Francesca Marcon le sorride e sostiene come quel punto, in realtà, porti la sua firma. “È questo che mi fa amare la pallavolo e questa  Piacenza: questo entusiasmo e con questa volontà di condividere anziché di prevaricare. Perché il campo è fatto anche di piccoli momenti che ti fanno capire quanta fortuna abbiamo a vivere questo sport da vicino, da dentro”.

05-DS7_2955Ma la fortuna, da sola, non basterebbe a spiegare un palmares di titoli fitto di premi personali. Anche se Maja, nella sorte, un po’ ci crede e per questo non si separa mai da un piccolo ciondolo a forma di croce che porta al collo e che la accompagnerà nell’avventura estiva che l’attende, la sua Olimpiade numero tre.

Quel 3, numero perfetto, carico di tanti significati e simboli, di cui il 45 del parallelo Nord è multiplo. Ecco allora che qualche dubbio sorge. O siete ancora convinti che sia tutta, solo, una leggenda?

 

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