Francesca Mari: “Dopo il volley, donna, mamma lavoratrice e studente…”

Scritto da on nov 10th, 2016 e archiviato sotto la categoria GetSportMedia, Interviste, Notizie, Serie A1. Puoi seguire la discussione di questo post tramite RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta o un trackback a questo post.

9615_npadvhoverFrancesca e la sua nuova vita. L’amore per il volley, il lavoro di personal trainer, lo studio, ma soprattutto, la famiglia. Come reinventarsi dopo la carriera sportiva, come essere donna e mamma, come farsi “spazio” nel mondo del lavoro..

Una intervista tutta da leggere…

1 – Francesca, appese le ginocchiere al chiodo, rimane sempre nell’ambito sportivo come personal trainer. Come è maturata questa nuova scelta?

F – Il personal trainer è un lavoro che permette di organizzare le proprie giornate ed è conciliabile con il lavoro di mamma che assorbe parecchie ore della mia giornata. Credo abbia una certa continuità con quello che ho fatto per 15 anni…. Quindi ho raccolto un po’ di informazioni e ho spedito una mail alla FIPE Emilia-Romagna ed il Dottor Paolo Gallarotti mi ha fatto scoprire un universo.

2 – Raccontaci la tua giornata in palestra. Il tuo mestiere in poche parole in cosa consiste?

F – Per il momento la giornata consiste in poca palestra e molto studio. Dopo aver preso il brevetto da Personal Trainer di primo livello con il corso CONI mi sono iscritta al corso di Laurea in Scienze Motorie per completare la mia formazione, approfondire le mie conoscenze e non rischiare di cadere nella superficialità o, ancor peggio, nella irregolarità…

Tengo libere per la mia professione 6-7 h a settimana in cui seguo ONE TO ONE i miei clienti in una palestra dove si è liberi di sudare e faticare senza pensare troppo alle apparenze ma molto alla sostanza: Labas Parma.

Adoro lavorare all’aperto: 6 anni fa a San Diego ebbi la fortuna di scoprire questo tipo di allenamento e, con immenso piacere, noto che stiamo attrezzando parchi e spiagge anche in Italia.

24071_npadvhover3 - Chi è il cliente che si affida a te e ai tuoi consigli? E cosa si aspetta da te?

F – Mi occupo prevalentemente di allenamento funzionale fatto di esercizi a corpo libero, utilizzando semplici attrezzi come la fitball, palle mediche, TRX,  kettlebell, clave, corde per il jump rope, sand bag….

Ho maturato una certa esperienza, forse per comunione di interessi, con giovani mamme o con ragazze che hanno voglia di imparare a far della sana ginnastica dopo le canoniche 8 ore lavorative.  La soddisfazione maggiore arriva quando chi assisti ti chiede più ore e aumenta gradatamente carichi e resistenza…. Quando insomma scompare l’espressione accigliata tipica delle prime sedute e inizia a fidarsi totalmente del tuo operato.

4 – Come fai a motivare chi si affida a te?

F – Io cerco di essere me stessa e finora è stato sufficiente. Ho un background abbastanza importante nello sport e nello spogliatoio (10 anni in diverse squadre con diversi preparatori atletici e 12 ragazze da accordare). Essere sinceri premia. Bisogna fare un passo alla volta e proporre esercizi ad personam raggiungendo un equilibrio e il benessere soggettivo del cliente. Il successo personale risiede nel piccolo miglioramento soprattutto per chi lavora che inizia a credere in se stesso/a.

5 – L’attività fisica può aiutare a prevenire l’invecchiamento, come ti rapporti con le persone non più giovani?

F – In questo caso inizio ascoltando più che mai. Bisogna capire la loro storia, eventuali infortuni,dolori e modalità di allenamento precedenti. Se non ci sono patologie da far vedere prima ad un medico si inizia con la seduta di allenamento, sempre a corpo libero e mantenendo quando possibile le abitudini. Dopo una certa età troppi cambiamenti risultano spesso fastidiosi,bisogna saper “entrare in punta di piedi”, se possibile sorridendo.

screenshot_2016-09-28-13-47-02-16 – Da donna alle donne: cosa cerca il popolo femminile in palestra?

F – Mi stupisce sempre di più l’insicurezza di molte ragazze. Donne di spessore, con lavori anche importanti o mamme (che equivale, credetemi) che entrano in palestra come se dovessero andare al patibolo, scoprendo invece di farcela … Eccome! E’ il lato più bello. Riuscire ad aumentare i tempi, riuscire in un esercizio che credevano impossibile fa diventare il gioco sempre più interessante ed è questo il bello di lavorare con le donne.

Inizialmente c’è l’ossessione della bilancia, ma il difficile è far focalizzare la persona su altro. La bilancia è un insieme di questioni, è alimentazione, è stress, sono abitudini sbagliate ed è … Movimento… Movimento non significa obbligatoriamente andare in una palestra da 2000 euro l’anno, doversi tirare e truccare per poi sentirsi inadeguate. Movimento è una corsa all’aperto, una passeggiata veloce, una pedalata in bicicletta invece della macchina, è uno stile di vita. Spesso è trovare una persona che ti insegna tre esercizi e poi ti fa andare con le tue gambe…

7 – Qualche consiglio a chi vuole fare fitness da sè in casa…

F – Ora è una gran moda il fitness “fai da te” in casa ma è rischioso. Una persona che spiega la giusta esecuzione degli esercizi serve. Bisogna iniziare con un professionista per capire cosa si deve e non si deve fare, poi arrivati ad una certa autonomia dei movimenti si può proseguire da soli o vedersi una volta al mese. Autonomamente si può andare a correre, fare stretching, eseguire addominali anche due volte al giorno, ma per il resto io sconsiglio il totale fai da te.

8 – Ti manca il volley? I tuoi ricordi più belli?

F – Il volley non mi manca perché è un capitolo chiuso della mia vita e ora ho altre passioni. Il primo amore non si scorda mai, ovvio,ma si va avanti e ci si reinventa, per forza di cose.

Ricordi ne ho un armadio pieno. Partendo dalla finali nazionali in giro per l’Italia, proseguendo con  la promozione in A1 in terra Sarda, lo scudetto di Pesaro e la Supercoppa, le valige ogni martedì per le coppe Europee… E tutte le persone che ho conosciuto grazie al volley giocato e non. Anche la promozione cagliaritana giocando da mamma è stata molto bella, ma mi ha fatto capire che il tempo di stare nel quadrato del campo era per me finito.

francesca-mari-campionessa-italia29- Segui ancora il campionato? Sei ancora in contatto con ex compagne?

F – Il campionato non lo seguo molto a dire il vero, la giornata è di 24h e sono abbastanza indaffarata. Ho tanti contatti con le mie amiche ed ex compagne di squadra, qualcuna diventata mamma e lavoratrice come me, altre ancora a saltare e correre per tutto il mondo.

10 – Cosa ti dava il volley e cosa ti dà questo nuovo lavoro…

F – Ho capito troppo tardi cosa mi dava il volley e se potessi rivivere qualche annata con la maturità di oggi sono certa me la godrei di più… Comunque è stata una scuola di vita dove per andare avanti la strada è solo e soltanto una: allenarsi. Quando hai voglia, quando non ne hai, con chi ti sta simpatico e con chi proprio non sopporti.

Questo lavoro mi piace perché riesco a trasmettere i miei principi e ciò che mi piace fare. Mi permette di ritagliare i miei angoli di serenità in una vita abbastanza frenetica un po’ per tutti, e mi rende contagiosa. Quando ti accorgi di aver trasmesso la tua passione per l’ allenamento a qualcuno capisci che la strada è quella giusta…

11 -  Francesca, donna, mamma, lavoratrice ed anche studente. Parlaci del tuo percorso di studi.

F – Francesca donna, mamma lavoratrice e studente non è wonder woman. E’ tosto far conciliare tutto, ma credo che se non si spinge l’ acceleratore adesso non lo si spinge più. Ho un marito in gamba che fa il medico e gioca a pallavolo, stiamo imparando a esserci l’uno per l’altra, perché sono percorsi, sono discussioni ma anche grandi gioie. Una famiglia ti assorbe molto ma ti restituisce il doppio.

Vivo sola dall’età di 16 anni quindi sono abbastanza organizzata. Alle volte penso che se avessi dato tre esami per ogni campionato fatto, sarei pluri-laureata…. Ma poi mi rispondo che c’è un tempo per tutto, non avrei visto l’Australia, il Messico, l’America e tanto altro… Non avrei l’apertura mentale che ho ora e probabilmente non avrei le idee così chiare.

12009605_10207496507881118_352234839734865292_nLa delusione più grande è per ciò che sono istituzioni e società che parlano parlano, ma in concreto, in Italia,s e sei una mamma lavoratrice non sei aiutata in nulla. Siamo ancora lontani dall’idea che una donna lavoratrice (che non significa lavorare 24h al giorno ma anche semplici part-time) è una donna migliore, realizzata, che impara ad amare se stessa e cresce figli responsabili invece di allacciargli le scarpe fino a 40 anni. Siamo lontani dall’ idea che un papà può tenere un bimbo una giornata intera senza esser un super eroe, ma facendo il suo dovere. Mi piacerebbe arrivare un giorno a questa apertura mentale, perché scegliere di fare la mamma non deve essere un limite ma una spinta in più.

Il mio percorso di studi prevede questa laurea in Scienze Motorie (dove ho ritrovato Anza, per farmi sentire un pò a casa)  che affiancherò al brevetto FIPE di primo livello che ho. Il corso di posturolgia di Vincenzo Canali sarà il prossimo step, ma le giornate durano 24h e i pomeriggi con Emma sono intoccabili. Vorrei fare un passo alla volta, perché mi sembra chiaro che non si finisce mai di studiare….

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