Sofia D’Odorico: dedizione e dettagli, per fare la differenza.

Scritto da on nov 29th, 2016 e archiviato sotto la categoria Interviste, Notizie, Senti chi parla, Serie A1. Puoi seguire la discussione di questo post tramite RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta o un trackback a questo post.

ds7_3386[Emanuela Macrì - Foto Riccardo Giuliani] Nata sotto una buona stella. Questo, di Sofia D’Odorico, lo si può dire e a ragion veduta. Perché con stelle, la schiacciatrice oggi alla Igor Gorgonzola Novara, ci ha dialogato fin dalle prime ore di vita dato che, in una stella, ci è nata. No, nulla a che vedere con il cinema, la fantascienza e il futuro. Qui si parla di Palmanova in provincia di Udine, città fortezza e monumento nazionale per la sua storia e per quella particolare pianta a forma di stella a nove punte.

Ma se vogliamo parlare di nascita allora le curiosità non finiscono qui, perché per venire al mondo pare abbia scelto una data importante, quella in cui si festeggia l’Epifania, il 6 gennaio. “Un giorno che è pure – racconta sorridendo Sofia – un vizio di famiglia. Il compleanno, infatti, lo festeggio con la mia mamma” insieme a quel numero, il 6, che poi sarà compagno di avventura. “In realtà la scelta non è legata alla data di nascita ma a un regalo, prezioso. Quello del mio idolo da bambina, Michela Bellinetti, che giocava nella Sangiorgina quando io ero una delle piccole addette campo. Lei che, qualche anno più tardi, avrei avuto l’onore di avere quale compagna di squadra e che, al suo addio al volley giocato, mi avrebbe regalato la maglia, la sua, la 6. Come potrei non essere legata a quel numero tanto da portarlo sulla mia, ora?”

ds7_3388Una regalo che le ha portato fortuna, anche se Sofia ad amuleti e scaramanzie non crede. “È il lavoro, che fa coppia con il sacrificio, a contare. Lezioni – continua la schiacciatrice igorina – che ho imparato al Club Italia, dove sei chiamata a crescere e confrontarti con la pallavolo, da professionista. Al Centro Pavesi ci sono cresciuta, non solo perché ci sono arrivata da giovanissima, appena sedicenne, ma anche per via del percorso fatto, dalla serie B1 fino al campionato di A1. Lì ho imparato quanta dedizione e quanta meticolosità ci vuole per costruire anche il minimo dettaglio, perché potrebbe essere proprio quello a fare la differenza.” Un’esperienza fondamentale di educazione alla professione, perciò, anche in virtù di quella fascia da capitana portata con senso del dovere e la possibilità di vestire la maglia azzurra della nazionale juniores, fino a quel bronzo al Mondiale del 2015. Tutto in tre stagioni, tutto a soli diciannove anni.

“Ora mi trovo in una realtà diversa, in una sorta di passaggio – e ridacchia – all’età adulta, in cui sono e devo essere responsabile di tutto. Dalla gestione della casa a quella della dieta. Giocare a Novara, poi, in una società con la sua storia, è una grande opportunità, anche dal punto di vista emozionale: per la prima volta, infatti, mi trovo a confrontarmi con atlete di maggiore esperienza, che possono insegnarmi molto. E crescere, ora, significa saper aspettare: attendere il momento per entrare in campo e concentrare tutte le forze negli istanti per i quali ti alleni tutta la settimana.” Osservare, misurarsi, aspettare e non buttare via le occasioni. Queste le coordinate da fissare, perché gli esami non finiscono mai e la scuola, della vita e del volley, continuano.

ds7_3266Per gli studi fatti di libri e appunti, per quelli universitari, Sofia non ha avuto dubbi: ha appeso il suo diploma in ragioneria al muro e dato un netto cambio di direzione. “Mi sono iscritta al corso di Scienze dei Beni culturali perché se dovessi immaginarmi da grande, mi vedrei ad occuparmi di arte, cultura e di bambini, con qualche progetto didattico in qualche museo. Ma da qui, a quel momento, mi sembra tutto tanto lontano che non riesco bene a mettere a fuoco.” E ci mancherebbe!

Ora la quotidianità è fatta di palestra e palazzetto, di una carriera da costruire adesso e a ogni passo, e di qualche momento di svago e relax da dedicare alla passione per la lettura che, senza che lei se ne accorgesse, le ha confezionato un sogno da realizzare: visitare l’India. “Non sono sicura – racconta l’attaccante friulana – sia stata proprio la lettura di Siddharta a influenzarmi. Forse qui gioca un ruolo più importante la curiosità per luoghi e usanze che immagino tanto diversi, per cultura, colori e profumi. Quel che è certo, è che prima o poi acquisterò un biglietto aereo aperto per Nuova Delhi.”

ds7_3291Fantasia, dunque, tanta quanta la concretezza. Se dovesse scrivere di sé quale atleta, porrebbe l’accento sulla sicurezza e la grinta che l’accompagnano, ma parlerebbe anche di quella particolare attitudine a leggere il momento: “Di questo ruolo – conclude la schiacciatrice – mi piace la versatilità. Sapere che, pur incappando in una giornata storta nel fondamentale dell’attacco, posso ripiegare e rendermi utile in ricezione.” Avere un’uscita d’emergenza per i momenti opachi, in attesa di tornare a brillare. Come una stella.

 

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