Carli Lloyd: “2016, The Magic Year”

Scritto da on dic 20th, 2016 e archiviato sotto la categoria Interviste, Senti chi parla, Serie A1. Puoi seguire la discussione di questo post tramite RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta o un trackback a questo post.

 ds7_5257[A cura di Emanuela Macrì - Foto Riccardo Giuliani/Fivb] E quando meno te l’aspetti, come una bomba, come in una canzone di qualche decennio fa in cui gli OTR e La Pina parlavano di un giorno come a tanti altri, all’apparenza. Anche quello di Carli Lloyd sembrava essere tale, e anche per lei, invece, sarebbe arrivata una bomba a cambiare tutto. Una notizia, bomba: perché se a convocarti è Karch Kiraly e lo fa per consegnarti il biglietto aereo per Rio2016, non puoi trovare altre parole per definire un giorno qualsiasi che diventa “Il giorno in cui”.

“Lavoro sempre per dare il massimo – racconta la palleggiatrice della Pomì Casalmaggiore –  e anche nei mesi precedenti a Rio2016, avevo continuato su questa linea. Non vedevo la convocazione come la contropartita per una buona stagione. Anzi, non la guardavo affatto. Sapevo che la partecipazione ai Giochi Olimpici sarebbe stata una conquista molto difficile, perché il CT ha molte giocatrici di alto livello su cui contare; ci avevo sperato e non ho mai perso la fiducia di poterla meritare, è naturale, ma non ci contavo. Quel giorno di luglio, invece, ho scoperto che nulla è impossibile”.

Poi ci pensa la vita, e spesso il destino, a metterci l’ingrediente in più, a dare un sapore particolare alle cose. “L’Olimpiade è quella cosa, situazione, traguardo che inizi a guardare mentre apprendi i primi rudimenti dello sport”. Una sorta di luce che non si spegne, ma continua a brillare e illuminare i tuoi sogni, anche quelli in fondo al sacco delle speranze. “Crescendo – continua Carli – impari quanto il tuo desiderio sia lontano e difficile da afferrare, ma non smetti di guardarlo. Quel 6 agosto a Rio2016, con una vittoria netta sulla Nazionale di Porto Rico è stato il miglior debutto che potessi immaginare e il più bel regalo di compleanno che potessi augurarmi.”

E se tutto, alla fine, è andato per il meglio, l’inizio non è stato cosa facile. “All’arrivo al Maracanazinho sentivo i brividi in tutto il corpo e nello stesso tempo ero come pietrificata. Poi, ho girato lo sguardo e in tribuna ho trovato la mia famiglia. La loro presenza mi è stata davvero d’aiuto. Ancora oggi, nonostante siano passati alcuni mesi, fatico a trovare una descrizione adeguata per l’esperienza olimpica. Non è facile tradurre quello che si prova in quei momenti, che poi sono settimane intere!” Ma, c’è un ma? “Ma l’appetito olimpico non si è calmato dopo il bronzo conquistato. E quindi si ricomincia a lavorare per la medaglia d’oro, con la stessa fame e lo stesso entusiasmo”.

schermata-2016-12-20-alle-13-33-34Ma (c’è un altro ma) il 2016 non è stato solo l’anno della Nazionale e dei Giochi Olimpici. “No, infatti. È stato l’anno – racconta la palleggiatrice – del mio ritorno in Italia, dopo una stagione Baku, e delle grandi soddisfazioni con la Pomì Casalmaggiore. Dalla conquista della CEV Champions League, in Final Four dello scorso aprile a Montichiari con una vittoria in finale a punteggio pieno contro il VakifBank Istanbul, la squadra che tutti davano per favorita, fino al titolo di vice-campionesse mondiali conquistato a Manila contro le fortissime ragazze dell’Eczacibasi Vitra Istanbul”. Un titolo, quello di campionesse mondiali, sfuggito per una manciata di punti al tiebreak, con un risultato che rivela il valore della squadra e l’importanza del lavoro quotidiano. “Senza dimenticare il campionato in corso, con un posto nella parte altissima della classifica da difendere e onorare, per il quale lottiamo tanto ogni domenica in campo quanto ogni giorno in palestra.”

“Quel che sottolineato, però, è che oltre le medaglie e le coppe, a contare sono le lezioni che impari dall’esperienza, perché sono quelle che ti cambiano come atleta e come persona. E questo 2016, è stato un bravo docente, per me: sono maturata e sto raccogliendo i frutti degli appunti presi negli anni”.

ds7_5073Mettendo insieme i pezzi di un quadro che va componendosi. “Insieme alla lettura quello del puzzle è il mio passatempo preferito. Trovo sia un ottimo esercizio per rilassarsi rimanendo comunque concentrati”. Un modo diverso di allenarsi, lasciando a riposo i muscoli ma non il cervello. “Quelli della mente – racconta Carli, con ironia – sono ingranaggi difficili da domare! Soprattutto per una persona come me, capace di mescolare e amalgamare in dosi uguali la passione per quello che fa con la mania della perfezione. Forse è ora di trovare una via d’uscita dall’ossessione di controllare sempre ogni mossa nel timore di non essere al massimo delle capacità”. Un buon proposito per il nuovo anno? “Diciamo che ci sto lavorando, per il momento. Sui risultati, ancora, non posso garantire!”

Perché, a confermare la buona riuscita, quale sorta di lettera di referenze, non è sufficiente un palmares di tutto rispetto, con premi personali e tanti trofei a raccontare di una carriera già importante? Forse no, perché per una perfezionista come Carli tutto è sempre migliorabile. Ed è proprio questo, il segreto del successo. Perché se alla fine, come una bomba, arriva la notizia che ti cambia la vita, vuol dire che il detonatore solo tu puoi averlo costruito, giorno dopo giorno, con dedizione e costanza, lavoro e fatica.

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