La Cappella Brancacci, l’imperdibile a Firenze

Scritto da on mar 3rd, 2017 e archiviato sotto la categoria Notizie, VivoCult. Puoi seguire la discussione di questo post tramite RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta o un trackback a questo post.

vivocult cappella brancacci[di Emanuela Macrì] Appena fuori dagli itinerari turistici più battuti: la potete trovare lì, l’incantevole Cappella Brancacci, nascosta (ma si fa solo per dire) nella chiesa di Santa Maria del Carmine a Firenze. Pietra miliare per ogni studioso e appassionato d’arte, meno conosciuta al grande pubblico, la Cappella contiene al suo interno uno dei maggiori contributi della pittura del Rinascimento fiorentino, e sulle sue pareti ha visto cimentarsi in una sorta di duello al pennello, due pittori che incarneranno con le loro anime artistiche, i due approcci artistici del tempo.

Siamo nei primi anni del XV secolo in una Firenze che, giovandosi dei successi politici e di una discreta crescita economica, fai i conti con la tradizione tardogotica alla quale non rinuncia aprendo, comunque, la porta all’innovazione, per diventare teatro di una straordinaria fioritura artistica, capace di regalare alla città e al mondo, capolavori rimasti ineguagliati. Da qualche decennio sono attivi l’architetto Filippo Brunelleschi e l’amico Donatello, lo scultore, ai quali si aggiungerà un più giovane pittore, originario di Arezzo ma formatosi e attivo nella città di Dante: si tratta di Tommaso di ser Giovanni Mone Cassai o più semplicemente, Masaccio.

Emblema di questo confronto tra tradizione artistica trecentesca e innovazione è la Cappella Brancacci, terreno di scontro, puramente pittorico, che vede confrontarsi da una parte Masolino da Panicale, il volto conservatore del tempo, dall’altra, Masaccio l’innovatore, il rivoluzionario, il maggior poeta figurativo del suo tempo. Talento straordinario e genio compreso già all’epoca tanto che i lavori nella Cappella subiranno un rallentamento prima a causa della chiamata per altri lavori e l’abbandono poi da parte di Masaccio, chiamato a Roma dal Papa Martino V.

Il risultato sarà un vero gioiello, una serie di affreschi divisi in quadri e narranti le Storie di San Pietro, sistemati su due registri, completati dalla volta. Lungo le pareti della Cappella, dunque, si aprono al visitatore tanto le storie dell’apostolo e primo papa quanto la sfida artistica tra i due pittori che, decidendo di alternare le opere con l’intento di dare organicità al tutto, regaleranno alla storia dell’arte una lezione unica nel suo genere: dal linguaggio allo stile, dall’uso della luce all’impatto emotivo, tutto è contrapposizione e diversa visione. Basta paragonare i quadri, l’uno in fronte all’altro e rappresentanti il medesimo soggetto, all’ingresso della Cappella: il confronto tra l’intensa e struggente Cacciata dei Progenitori (altrimenti La cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso terrestre) di Masaccio, con la morbidezza e il chiarore delle figure del Peccato originale (o La tentazione d Adamo ed Eva) di Masolino donano la certezza di trovarsi davanti a due momenti e modi artistici differenti.

Un breve trattato di storia dell’arte, dunque, al prezzo del biglietto (http://museicivicifiorentini.comune.fi.it/brancacci) e alla portata anche del visitatore più pigro: basterà spingersi un po’ più in là di Palazzo Pitti e della Basilica di Santo Spirito per rimanere incantati dalla bellezza di una cappella che nonostante rimaneggiamenti e i danni del furioso incendio del 1771, ha conservato tutto il suo fascino quattrocentesco.

Ultima curiosità. La storia ci dice che il padre della pittura rinascimentale fiorentina non farà ritorno da Roma dove morirà poco dopo il suo arrivo nel 1428 per avvelenamento, secondo quanto ci fa sapere Vasari. Una morte precoce, dunque, a soli 27 anni. Che sia forse irriverente, chiedersi se anche Tommaso di ser Giovanni Mone Cassai possa entrare in quel (maledetto) Club27, il macabro circolo delle star morte a quell’età? Chi scrive si prende questo rischio, con la convinzione che a un riformatore come Masaccio non dispiacerebbe essere accostato ad artisti del calibro di Janis Joplin e Jim Morrison.

Foto fonte 055firenze.it

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