Valentina Arrighetti: il viaggio della vita, fuori e dentro il campo

Scritto da on mar 16th, 2017 e archiviato sotto la categoria Campionato, Interviste, Notizie, Serie A1. Puoi seguire la discussione di questo post tramite RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta o un trackback a questo post.

Valentina Arrighetti get sport media Riccardo Giualiani[di Emanuela Macrì - foto Riccardo Giuliani] Per raccontare Valentina Arrighetti ci vogliono un paio di scarpe comode e un buon passo, perché chiacchierare con lei, di lei, equivale a fare un viaggio. E non potrebbe essere altrimenti per un’atleta nata nella città italiana simbolo della navigazione, e dell’esplorazione pioneristica, in quella Genova che lascia sempre per tornare, perché distante non ci sa vivere bene. “Quello con la mia città è un rapporto speciale – racconta la centrale oggi alla Savino del Bene Scandicci – difficile da spiegare. Un amore che però non ha pregiudicato nessun aspetto della mia carriera, lasciandomi libera di allontanarmi in questi anni di volley, sebbene con un biglietto per il ritorno sempre pronto in tasca.

Per tornare al panorama unico “di una grande città affacciata sul mare. Una rarità – continua Valentina – che la rende così bella da guardare, schiacciata verso il mare dove sembra tuffarsi dalle montagne che la circondano. E poi i panorami di Boccadasse e Capo Santa Chiara, due porticcioli che si possono percorre a piedi e godere di una vista incantevole.”

E per una pausa ristoratrice? Da buona genovese è amante della cucina, quella semplice senza troppe stravaganze e davanti a un menù tipico si trova nella difficoltà di dare la precedenza all’uno o l’altro piatto. “Il sapore a cui penso più spesso quando sono lontana da casa è quello della focaccia. Certo, in giro non è difficile da trovare, ma nessuna è come quella di Genova. Come quelle di Recco, un comune poco distante dalla città, quelle al formaggio, sono imbattibili!”

E parlando di invincibilità, finiamo per spostarci a Vicenza, agli anni dell’approdo nella massima serie del campionato italiano e di Manù Benelli. “Non perché fossimo invincibili, sia chiaro, ma perché così ci sentivamo. Giovani e positivamente spavalde in campo con lei, in panchina, a darci la carica con quella sua capacità di farti sentire la giocatrice più forte, a donarti la sicurezza e la voglia di entrare in campo per dare al 100%. È stata una grande palestra di vita, a cui ha contribuito anche l’occhio lungo del presidente Giovanni Coviello che in quegli anni, alla pallavolo, ha reso un grande servizio, ha fatto un gran bene. Di allenatori bravi ne ho incontrati altri nella carriera, ma dal punto di vista dell’energia e del lavoro sull’autostima, come la Benelli non c’è stato nessuno.”

Valentina Arrighetti get sprot media Riccardo GiulianiUna buona scuola, dunque, ma anche un trampolino di lancio verso gli anni di Bergamo, quelli con i successi alla Foppapedretti e quell’appuntamento indimenticabile, con il primo scudetto. Una pagina che nell’album dei ricordi vanta un segnalibro speciale. “Così desiderato e così tanto sognato! Era il pezzo che mancava, forse perché arrivava dopo qualche trofeo messo a splendere in bacheca, o forse perché quel tricolore ha un sapore particolare.” Di certo uno dei momenti più emozionanti in una carriera che ha riservato anche qualche, naturale, asprezza: “Il rimpianto più grande? Quello di non poter riavvolgere il nastro per rigiocare la semifinale del mondiale 2010: la partita persa con la Cina è una cicatrice che brucia più della semifinale olimpica mancata a Londra 2012. Lo sport ti insegna, anche, ad accettare, ma ci sono sconfitte che rimangono difficili da digerire.”

Soprattutto se nella professione ci stai con tutta te stessa. “Vivo il campo con grande intensità e si vede. La concentrazione mi avvolge e non riesco a lasciare grande margine al sorriso che invece, nella vita di ogni giorno, di centro non mi difetta. C’è molta distanza, da questo punto di vista, tra la Valentina pallavolista e la Valentina donna”. Ma ci sono anche molti punti di tangenza. Tra questi una forte emotività e quella dedizione totale al lavoro che sfocia in perfezionismo. “Dovrei, però, imparare a contenere l’impulsività. Non dico di domarla, perché fa parte della mia essenza, ma vorrei posizionare l’asticella ad un’altezza adeguata per raggiungere un maggior grado di controllo in alcune situazioni. È una parte su cui voglio lavorare. Come sono riuscita a diventare un po’ più paziente negli anni, benché la pazienza non rientri a pieno nelle mie caratteristiche, così vorrei riuscire a modulare l’istintività.” Evoluzioni e cambi di marcia, con una valigia sempre più carica e lei pronta per nuovi luoghi da visitare.

Tra questi anche i corridoi della facoltà universitaria di Scienze Politiche, dove Valentina ha deciso di cogliere una sfida. “Una scelta inusuale per un’atleta? Non direi. Di certo ha contato la poca simpatia nei confronti delle materie scientifiche ma, soprattutto, il fatto di considerarla una facoltà trasversale – spiega Valentina – con qualche possibilità di collegarsi in un futuro allo sport, in ambiti ancora poco battuti.” Un domani, però, ancora troppo lontano per dedicarvi tempo ed energie. “Mi risulta molto difficile immaginare cosa farò da grande. C’è ancora molta strada da fare e in questa professione impari a dare più attenzione a dove metti i piedi piuttosto che rivolgere lo sguardo all’orizzonte lontano che ti aspetta.”

Valentina Arrighetti Riccardo Giuliani  get sport mediaTanta la strada che l’attende, magari con qualche salita. “Non sono un certo un tipo da spiaggia e brandina, anche se negli anni mi è capitato spesso, quando gli impegni con la Nazionale permettevano solo brevi pause e la vacanza non poteva che essere sinonimo di riposo. Ora però è tempo di esplorazioni con lo zaino in spalla e lunghe camminate.” Ora è tempo di programmare il prossimo viaggio, in Perù. “L’idea iniziale era quella di visitare la Cambogia, poi un regalo inaspettato, una guida del Perù, mi ha fatto cambiare rotta. Il Sudamerica è una parte del mondo che ho visto solo di passaggio, come molti altri posti che ho avuto la fortuna di visitare ma non di conoscere a fondo.

Viaggiare significa respirare una terra e la sua cultura, viverne la geografia ed esplorarne ogni angolo. Ed è quello che intendo fare salendo verso il Machu Picchu, già attraente e magico nel nome, con i suoi rimandi e il suo fascino, fino ad arrivare a Lima, la capitale affacciata sull’oceano. E – conclude la numero 13 della Savino del Bene – più in là ancora.”

Dagli Appennini, quelli della terra toscana di Scandicci dove gioca e vive in questa stagione di Samsung Gear Volley Cup, alle Ande, quelle peruviane, che l’aspettano. Passando attraverso i tramonti sui porti liguri che profumano di salsedine e focaccine al formaggio e da Vicenza, con una puntatina a Baku, dove ha scelto di giocare la stagione 2014/15 fino a Conegliano con il ritorno in Veneto, terra di prosecco e di scudetto, il secondo della carriera, conquistato con la maglia della Imoco Volley.

Che ci volessero scarpe comode e buone gambe, per parlare di e con Valentina, era la raccomandazione. Ma bisogna avere anche occhi pronti a cogliere sfumature e anime disposte a farsi trasportare, per affrontare certi viaggi. Perché “Alcuni luoghi sono un enigma. Altri una spiegazione.” E noi rimaniamo in attesa di sapere, di farci raccontare, che effetto fa il Machu Picchu visto da vicino.

Devi essere loggato per scrivere un commento Login

Tutti i loghi e marchi in questo sito sono di proprietà dei rispettivi proprietari.
I commenti sono di proprietà dei rispettivi autori. Ogni abuso sarà perseguito ai termini di legge.
Sono vietate le COPIE anche parziali delle parti scritte, di ogni parte grafica comprese le foto e i filmati

Vivovolley è una testata giornalista, registrata presso il Tribunale di Milano (n. 331 del 22/10/2014)
Online dal 2006 © Vivovolley.net - Direttore: Avv. Rossana Foglia | Per Contattare VivoVolley Clicca Qui

© 2007-2017 Powered by Francesco Langiulli | Get Sport Media