In una scatola di scarpe…

Scritto da on mar 18th, 2017 e archiviato sotto la categoria GetSportMedia, Notizie, Serie A1. Puoi seguire la discussione di questo post tramite RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta o un trackback a questo post.

10409637_10152361889766994_7703181480390857425_n[Di Mara Giurgola. Foto Maurizio Ferro] La pallavolo è uno sport meraviglioso forse anche per la quantità di modelli positivi che è possibile trovare sui campi da gioco. Adesso con l’avvento dei social networks è diventato tutto più semplice e veloce ma un tempo, anche meno di una decina d’anni fa, l’unica occasione per poter avere un contatto diretto con un’atleta era esclusivamente nel weekend, a ridosso della partita. Se eri nato in una piccola città di provincia, dove non c’erano realtà nazionali importanti, potevi aggrapparti soltanto alla rete postale e sperare di instaurare un’improbabile corrispondenza con la tua atleta preferita. Il tutto era scandito da interminabili attese e, nella maggioranza dei casi, ti arrivava una sola cartolina autografata che da quel momento si trasformava in una reliquia da osannare.

Diventavi così un esperto di riviste sportive e leggevi con attenzione tutti gli articoli per poter trovare scritto, almeno una volta, quel cognome per te speciale. Un semplice poster incollato alla meno peggio in camera diventava la manifestazione d’arte contemporanea più preziosa. Erano altri tempi e, proprio allora, è iniziato il mio amore per la pallavolo e l’ammirazione per il mio idolo: lei atleta professionista militante in una squadra del novarese, io una sconosciuta tifosa pronta a sostenerla dal tacco d’Italia, una storia non proprio semplice. Ricordo le prime partite trasmesse in tv, le urla di incitamento, lo studio dei calendari con tutte le giornate di campionato e, finalmente, la prima occasione per poterla ammirare dal vivo. Il primo febbraio del 2009, ecco giorno in cui sarebbe arrivata per una partita contro l’allora formazione di Santeramo, che distava poche ore di macchina dalla mia città. Individuata quell’unica partita all’anno, partiva il conto alla rovescia, fantasticavi dialoghi immaginari, realizzavi striscioni fatti a mano e poi c’era ancora l’attesa ed i temibili patti con i genitori. Quanto bisognava faticare per il proprio idolo! Forse lo facevi un po’ per sano egoismo, perché di quelle giornate così uniche restava sempre lo stesso sapore: felicità,  gioia indescrivibile impastata ad emozione pura, quella che sul momento non ti faceva parlare ma scattare una semplice foto ricordo che immortalava il momento.

Credo che ognuno di noi abbia un posto, una stanza o un cassetto in cui conserva degli oggetti a cui lega un valore affettivo particolare. Nel mio caso è stata una semplice scatola di scarpe, credo che chiunque altro non gli avrebbe dato alcun valore, ma per me era il mio piccolo scrigno in cui vi conservavo gelosamente pezzi d’inestimabile valore. Nel corso degli anni le occasioni per riaprire la mia scatola non sono mancate e diciamo la verità, inizialmente quando sei una ragazzina, il tuo idolo te lo immagini come un supereroe che sa fare cose incredibili tipo volare, poi però, con il tempo ed una maggiore consapevolezza, ti ritrovi a stimare sempre più  la persona che c’è dietro quella figura mistica che ti eri creata.

Nel frattempo in questo viaggio nascono amicizie, avventure con aneddoti divertenti ma forse questa mia storia non racconterà nulla di nuovo a tutte quelle persone che costantemente vivono l’aria dei palazzetti domenicali. Non ho la presunzione di pensare che quello che sto raccontando sia l’eccezione ma volevo solo trovare un pretesto per ricordare ancora una volta, a distanza di tempo, che oggi è il giorno del tuo compleanno quindi…trattieni il respiro per una candelina in più e buona vita Cardu! =)

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