Nessuno muore in sogno, geografia di un giallo

Scritto da on apr 11th, 2017 e archiviato sotto la categoria Notizie, VivoCult. Puoi seguire la discussione di questo post tramite RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta o un trackback a questo post.

katia tenti macrì vivocult nessuno muore in sogno[di Emanuela Macrì] La giallistica è quel territorio della narrativa dove chi scrive può permettersi lunghe pause e qualche digressione senza far arrabbiare chi legge, nonostante i respiri lasciati a metà e qualche batticuore. Questo, in buona sostanza, il sunto di un discorso, sul tema, sentito qualche giorno fa. E se nulla accade per caso ecco che a quel ragionamento, da lettrice, non assistevo per un imprevisto. Il primo pensiero, infatti, correva all’ultima fatica di Katia Tenti, la scrittrice bolzanina tornata nelle librerie dallo scorso febbraio con il suo secondo romanzo, per Marsilio Editore.

Con l’autrice e il pubblico ministro Jakob Dekas, ci eravamo lasciati all’ultima riga dell’ultima pagina di Ovunque tu vada, il “loro” primo libro, con gli sbarrati per lo stupore davanti a un colpo di scena che lasciava sospesi e fluttuanti, forse insospettiti, di certo desiderosi di fissare un secondo appuntamento. Quello fissato con Nessuno muore in sogno, che si presenta puntuale, avvolto nel vestito intrigante di una copertina illustrata da Fabio Visintin e spiegata già nelle prime delle sue ben 412 pagine, tutte da divorare. Non solo per via di uno stile scorrevole e piacevole ma perché da scrittrice capace, quale si conferma, Katia Tenti è riuscita nell’operazione di cui sopra.

Un giallo molto noir il suo, anche se so non le piacerà poi molto questa etichetta. “Ma questa volta – e sorride – non posso darti torto. C’è molta notte in questa storia.” In tutte queste storie che si intrecciano e si sfiorano, che sembrano vivere molto lontane fra loro e, invece, si scoprono così terribilmente vicine. “Sono storie di una provincia che si muove al buio e sottotraccia, nei suoi appartamenti nascosti, tra realtà e immaginazione.”

Tra ciò che è accaduto e quel che, invece, è stato inventato. “La base di partenza è sempre la stessa, quella cronaca che anche quando non vuoi riesce a raggiungerti, con i suoi aspetti terribili destinati a lasciarti piccole macchie indelebili nella memoria. Sono andata a frugare tra i ricordi ma poi ho lasciato spazio alla sottrazione e all’invenzione, come era giusto che fosse. Gli eventi mi hanno aiutata a formulare, la fantasia a trovare il collante.” Il dosaggio esatto di ogni ingrediente, invece, rimane segreto, come peraltro è giusto che sia.

Quel che importa davvero è che Nessuno muore in sogno risulta un composto ben riuscito, pur ruotando attorno a sfere delicate, temi difficili da affrontare e da leggere. “Parlare di violenza – continua la sua autrice – e di maltrattamenti significa camminare su un terreno franoso. Ma la paura di un cammino poco agevole non può, non deve fermare un cammino, una storia che senti di voler, dover raccontare.”

Ecco quindi che i suoi personaggi, con le loro vicende, seguono linee geografiche e temporali autonome per poi convogliare verso un unico finale. Così all’omicidio di un’altolocata professionista si accostano le vicende di una famiglia che cresce con segreti che si tramanda per via diretta, lungo l’asse ereditario verticale, mentre fuori una città, tra i riflessi del potere e l’inchiostro a volte velenoso della stampa, respira l’aria buona delle sue valli e ma attende il calar del sole per mostrare l’altro volto, quello nascosto dall’oscurità.

E se Nessuno muore in sogno, c’è pure la speranza che si tratti solo di un incubo. “Il titolo, in realtà, è stato scelto per via del suo messaggio positivo – conclude Katia – e non per il legame con quanto narrato. Quello dei sogni, infatti, è un mondo in cui ogni tragedia, anche la peggiore, si risolve al risveglio, quando una volta aperti gli occhi ci accorgiamo di essere usciti dalla dimensione onirica e rientrati nella realtà”.

Accade anche questo nei meandri di una Bolzano divisa fra le indagini della procura e le cartelle mediche del suo ospedale? Per scoprirlo ci sono più di 400 pagine ad aspettarvi, lungo le vie di un giallo, molto noir. Quel luogo dove le pause e le digressioni non vi faranno arrabbiare, ma metteranno quel giusto languore per non abbandonare la lettura.

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