Paolo Lugiato: “Servono più garanzie nella pallavolo delle atlete lavoratrici”

Scritto da on apr 18th, 2017 e archiviato sotto la categoria Notizie, Serie A1. Puoi seguire la discussione di questo post tramite RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta o un trackback a questo post.

_EO_4606Quale futuro per le pallavoliste nel dopo carriera e quali le conseguenze in caso di maternità durante una stagione agonistica? Sull’argomento di largo interesse mediatico dibattuto nelle ultime settimane, è intervenuto Paolo Lugiato, già AD della Unet Yamamay nella scorsa stagione, top manager di grande valenza internazionale e laureato in Economia Aziendale alla Bocconi con master in Business Administration negli Stati Uniti all’Università di Harvard.

 E’ recente il dibattito sulla maternità nella pallavolo. Lei che idea si è fatta?

Con molto interesse, ho letto sui media di questa vicenda. Merita ovviamente un approfondimento sicuramente da parte degli organi competenti e bene fa la Lega Pallavolo Serie A Femminile a farsi portavoce dell’intero movimento nelle sedi opportune, come Coni, Governo e Federvolley. Le pallavoliste sono lavoratrici a tutti gli effetti con onori e oneri, diritti e doveri. Parlare di maternità nella pallavolo, ho notato, non diventa semplice. Sono del parere che sia giunto il momento di portare rispetto alle atlete, e mi riferisco a tutte quelle che in generale sono considerate giuridicamente delle dilettanti e che per questa motivazione non possono accedere alla legge sul professionismo sportivo (legge 91 del 1981). Questo passaggio le tutelerebbe nella questione della maternità poiché diventerebbero donne lavoratrici. Prendendo ad esempio questa disciplina sportiva accade già in altri campionati europei che le donne pallavoliste, siano lavoratrici assunte. Un punto esclamativo sulla vicenda l’ha messo Assist, l’Associazione nazionale Atlete, attraverso la lodevole iniziativa della sua presidente Luisa Rizzitelli. Proprio il giorno della festa della donna è stata l’occasione per scendere al fianco della atlete degli sport dilettantistici colpite da questo tipo di problematica lavorativa.

Paolo Lugiato, crede che le istituzioni preposte riusciranno a trovare una legge ad hoc per tutelare le donne degli sport dilettantistici?

Prima o poi credo che si arriverà ad una svolta. Mi hanno particolarmente colpito le parole della grande campionessa di volley, Eleonora Lo Bianco, in un recente intervista a Panorama.it. Lei dice: “Chi amministra lo sport e non solo, deve capire che le atlete sono prima di tutto donne e chiediamo che la fiscalità generale si faccia carico della maternità delle atlete. Noi siamo lavoratrici a tutti gli effetti e diamo prestigio al nostro movimento sportivo, in questo caso la pallavolo, attraverso i risultati che club e Nazionale riescono ad ottenere”. Qui si racchiude il dramma che vive un’atleta di una disciplina sportiva dilettantistica perché a mio avviso manca una politica mirata nel caso in cui una giocatrice rimanga incinta e sia costretta ad interrompere l’attività sportiva, e quindi il contratto in essere.

C’è un futuro per le ragazze che praticano pallavolo ad alto livello?

Deve esserci. Prendiamo sempre come parametro di riferimento il volley, ma la questione può essere tranquillamente estesa agli altri sport dilettantistici, dove i contratti sono bassi e solo poche fortunate possono permettersi contratti di un certo valore, ma sempre lontani anni luce da quelli che vengono sottoscritti nel calcio. Sappiamo bene che queste ragazze devono riuscire a mettere da parte, nel corso della loro carriera, quanti più soldi possibili per evitare di ritrovarsi a ‘fine corsa’ con un pugno di mosche in mano. Anche perché proprio quando smetteranno l’attività agonistica inizierà per loro una seconda vita. Non tutte le pallavoliste di grande livello, sono rimaste nell’ambiente come allenatrici o come dirigenti. Alcune hanno preso strade differenti, altre invece si sono dedicate al mondo dei settori giovanili del volley. Non è certo facile la vita della pallavolista d’eccellenza. Penso ad esempio a tutto quel mondo di atlete che gravitano dall’A2 alla B2 che per anni hanno infiammato i palazzetti di mezza Italia, prendendo compensi bassi e a volte auto-riducendosi l’ingaggio (già basso) pur di onorare la maglia che portano. Ecco perché credo che facciano bene la Lega Pallavolo Serie A Femminile e Assist a stimolare i nostri politici e dare dignità al lavoro, perché di lavoro si tratta, delle atlete. Soprattutto perché qui ci stiamo allontanando da una questione che è ancora più importante e delicata: il desiderio e la volontà di diventare mamma. E quindi che fa una giocatrice di uno sport dilettantistico? Rinuncia ad essere genitore in età giovanile perché le leggi italiane nello sport non le permettono di interrompere l’attività sportiva? Quindi, contratto in essere che diventa carta straccia, nessuna tutela per queste ragazze che per almeno un anno e mezzo resteranno a casa senza percepire un centesimo dallo Stato.

In Italia le atlete non hanno diritto ai congedi di maternità. Che idea si è fatto?

Io parlerei più che altro di maternità negata, anche perché se tra una società sportiva e un’atleta tesserata non esiste un rapporto di lavoro sottoscritto con un formale contratto, l’atleta in questo caso non può godere del congedo di maternità ed è costretta a smettere, e quindi ad interrompere l’accordo in essere. Il dibattito può essere esteso. Purtroppo gli sport minori restano tali perché i diritti vengono affossati dai doveri. Immaginatevi quelle atlete che per pagarsi il mutuo di casa, sono costrette a lavorare la mattina e il pomeriggio vanno in palestra ad allenarsi. Capita poi che ci siano quelle più brave inserite in compagini ben strutturate e che sono costrette a prendersi i giorni di ferie dal lavoro perché la loro squadra, e qui mi riferisco ad esempio alle giocatrici dall’A2 alla B2 che per giocarsi un play off promozione o la partita in trasferta devono chiedere ferie per poter arrivare preparata al match. E’ paradossale se si pensa che le giocatrici anche della serie A ricevano solo dei rimborsi spesa. Queste ragazze non hanno nemmeno la pensione… In America ci sono le nazionali di calcio, maschile e femminile. Esiste persino la parità salariale e diritti annessi e connessi”.

Paolo Lugiato, eppure la pallavolo femminile, nonostante i problemi legati ai diritti delle donne/tesserate è ai vertici in Europa. Come se lo spiega?

Il merito credo sia dei club che si coccolano le giocatrici come delle figlie acquisite, mentre dall’altra parte le atlete lottano per il prestigio, la gloria e nella pallavolo esiste ancora il valore del sacrificio e l’attaccamento alla maglietta, ai colori sociali di quel club che muovono la passione. Non è un caso che nelle coppe europee al femminile l’Italia sia stata rappresentata da due italiane in Champions League e Cev. Dalla Unet Yamamay Busto Arsizio, società solida e ambiziosa che è arrivata a conquistare l’argento in CEV Cup, battuta solo in finale dalle fortissime russe della Dinamo Kazan. Dall’altra parte non scordiamoci il modello Imoco Conegliano, che nel prossimo week end ospiterà al Palaverde di Treviso le Final Four di Champions League. Nonostante le difficoltà che questo movimento ha fuori dal campo, dentro il rettangolo di gioco le nostre atlete e i nostri club stanno dimostrando di essere i migliori al mondo. Basti pensare all’appeal della pallavolo ogni settimana. Palasport pieni ed entusiasmo alle stelle. Agli eventi di Lega Pallavolo Serie A Femminile il pubblico ha sempre risposto con il sold out, come a questi play off, pur con le festività di mezzo la gente ha gremito gli spalti dei palazzetti. Il resto lo fanno le giocatrici in campo meritevoli senza ombra di dubbio di essere professionali e preparate, dando uno schiaffo morale a certa stampa che associa la pallavolista alla bellezza. Diciamolo a chiare lettere che sono prima di tutto brave e sanno reggere la pressione. Non importa la categoria, ciò che emerge è la testa e l’attitudine al sacrificio. Le leggi sono obsolete e non facciamo nulla per attualizzarle. Se pensiamo che tutto questo polverone sui diritti delle atlete degli sport dilettantistici risalga al 1981, capiamo meglio che qualcosa proprio non va. La legge in questione la 91/1981 fu ideata all’epoca dei fatti per regolare i rapporti di lavoro in ambito sportivo e permetteva alle varie federazioni la possibilità, in base alle linee guida del Coni, di scegliere se aprire le porte al professionismo. Da quello che mi risulta, oggi nel 2017 solo calcio, basket, ciclismo e golf si sono regolamentate. Tutto poi solo al maschile”.

Chiudiamo questa nostra intervista su Assist: che giudizio si sente di dare sulla campagna “Atlete per il diritto della maternità”?

Devo dire che la presidente Luisa Rizzitelli ha avuto una bellissima intuizione, poi tra l’altro parliamo di una figura manageriale di alto profilo che ha ricoperto incarichi di prestigio anche in ambito della comunicazione politica. L’idea di coinvolgere le squadre femminili degli sport dilettantistici e farle  posare in foto singole e di gruppo, con un finto pancione simulato con un pallone da gioco e nascosto sotto la maglietta ufficiale, credo abbia mosso le coscienze di tutti. Personalmente quando ho visto le fotografie di Bergamo e Modena, ho pensato che la maternità fosse un diritto acquisito per le atlete e non un muro. Brava Assist chiedere a gran voce la revisione della Legge e brava la Lega Pallavolo Serie A Femminile a muoversi all’interno del Consorzio. Ripeto siamo nel 2017 e ci troviamo ad una svolta. Governo centrale e politica dello sport diano risposte chiare e concrete alle esigenze delle atlete lavoratrici per garantire loro un futuro. Le pari opportunità e la pari dignità di chi ogni settimana si allena con abnegazione per portare in alto i colori della nostra Italia, in Europa e nel mondo. E’ giunto il momento di sedersi attorno ad un tavolo e lavorare verso un’unica direzione: tutela dei diritti delle atlete. Solo così potremmo anche garantire campionati sempre più di livello e applicare le leggi del mercato del lavoro.

 (Comunicato Stampa)

Devi essere loggato per scrivere un commento Login

Tutti i loghi e marchi in questo sito sono di proprietà dei rispettivi proprietari.
I commenti sono di proprietà dei rispettivi autori. Ogni abuso sarà perseguito ai termini di legge.
Sono vietate le COPIE anche parziali delle parti scritte, di ogni parte grafica comprese le foto e i filmati

Vivovolley è una testata giornalista, registrata presso il Tribunale di Milano (n. 331 del 22/10/2014)
Online dal 2006 © Vivovolley.net - Direttore: Avv. Rossana Foglia | Per Contattare VivoVolley Clicca Qui

© 2007-2017 Powered by Francesco Langiulli | Get Sport Media