Easy – Un viaggio facile facile, verso il proprio est

Scritto da on set 4th, 2017 e archiviato sotto la categoria Notizie, VivoCult. Puoi seguire la discussione di questo post tramite RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta o un trackback a questo post.

easy vivocult macrì cinemaDoveva essere un viaggio facile facile quello di Isi(doro). Un viaggio easy, insomma. Sempre dritto, come il navigatore satellitare gli avrebbe indicato fino al punto di arrivo. Certo, il passeggero d’onore non era la miglior compagnia che ci si potesse augurare ma, davanti a una scelta senza scelta, si deve partire comunque. Anche a bordo di un carro funebre a pieno carico, anche se la missione non è propriamente quella di riportare a casa una vittima del lavoro ma quella di coprire un crimine del fratello (Libero de Rienzo), un imprenditore edile senza scrupoli ma con la preoccupazione di sistemare la questione di un operaio senza contratto.

Easy – Un viaggio facile facile è un film in cui il regista Andrea Magnani gioca sin dall’inizio con lo spettatore: prima ponendolo davanti all’omofonia della prima parola del titolo, Easy, e il nome del protagonista, Isi per l’appunto, poi divertendosi a mescolare le carte sulla tavola dei generi, restituendo alla sala un road movie in tinte pastello, dalla comicità tenera e quasi amara, una realtà che come spesso accade può superare la fantasia.

Perché Isidoro (Nicola Nocella) giovane promessa dell’automobilismo rimasta tale, nel viaggio verso l’Ucraina vivrà il suo Grand Tour, il suo romanzo di formazione, l’occasione per uscire dal nido di una cameretta da adolescente e lasciare l’ala protettiva di una madre (Barbara Bouchet) troppo chioccia. Ma, soprattutto, per abbandonare i ripari dell’autodiagnosticata depressione e dei medicinali a cui ricorrere ogni volta che nella vita si affaccia la necessità di rispondere alla domanda “E ora che faccio?”.

Basterà lasciarsi andare, alzare il piede dal pedale dei freni (in tutti i sensi) inibitori e farsi guidare dalla passione, mai estinta ma appisolatasi nei videogiochi, per la velocità. Basterà la distrazione di un attimo, di una svolta non imboccata e il gioco sarà servito: a cercare sepoltura in un est lontano, non solo per geografia, sarà una vita da numero 2, come ben sottolinea il gilet che Isidoro indossa, regalo di una mamma apparentemente apprensiva ma concretamente nociva per il fisico e l’autostima.

Da vedere per: incontrare una variopinta umanità e una serie di situazioni divertenti e irreali ma non troppo, per arrivare a un finale che ha il volto del nuovo inizio e convincersi che per comprendersi non è necessario parlare la stessa lingua, ma ascoltare. E per lasciare che l’aggettivo easy (facile) diventi il carburante di ogni viaggio che inizia con la frase interrogativa “E ora che faccio?”.

Emanuela Macrì

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