Di cotiche, torte nuziali e neopunk. X Factor 11, atto secondo

Scritto da on nov 3rd, 2017 e archiviato sotto la categoria Notizie, VivoCult. Puoi seguire la discussione di questo post tramite RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta o un trackback a questo post.

x-factor 11 vivocult emanuela macrì[di Emanuela Macrì – foto fonte web] Secondo round (live), vetriolo qb e un mare di plastica. E Luca Tommasini a ricevere il primo applauso della serata sulla fiducia, ancor prima di aver udito una sola nota, di aver visto un centimetro di scenografia. Si può riassumere così la puntata numero due del talent numero uno, dove l’impegno per promuovere campagne a favore di un mondo più civile e vivibile, come il lodevole sostegno (anche scenografico) a #unmaredasalvare, non sembra pari a quello di mettere sul vassoio buone prestazioni canore.

A X Factor 11, infatti e al momento, sembrano tenere banco i picchi che caratterizzano il grafico dell’andamento di un’edizione che mostra qualche segno di stanchezza puberale. E allora, per offrire una spinta emotiva capace di incoraggiarne la crescita e per darci un motivo valido per non disertare l’appuntamento numero tre, ecco una decisione: qui e questa volta, tratteremo solo della metà alta del grafico di cui sopra, tralasciando volutamente tutto ciò di cui avremmo volentieri fatto a meno.

Partiamo, così, dall’apprezzato ritorno della gara in due manche e della votazione condivisa tra giudici e pubblico chiamato ad emettere l’ultimo verdetto della serata, in supplenza di un bancone incapace di decidere e per questo ricorso al sistema del tilt. A lasciare il palco e il loft, dopo l’ultimo scontro contro il gruppo dei Ros sarà Virginia Perbellini che alla celentaniana Svalutation degli avversari ha opposto, trovando meno fortuna, la sua versione di Rise Up di Andra Day.

Ma come si è arrivati alla sfida finale? Attraversando una serata di buone performance, come quelle di Sem e Stenn alle prese con tutine in lattice e una canzone di Marilyn Manson a cui trovare nuova forma. Oppure con la voce calda e indiscutibile di Samuel Storm, che da vera tempesta (come ricorda Levante, partendo dalla traduzione del cognome) ha regalato una versione di Unsteady degli X Ambassadors da brividi.

E se Camille Cabaltera con Chandelier di Sia e Lorenzo Licitra con Miserere di Zucchero non riescono a mettere tutti d’accordo, l’esibizione dei Maneskin con Beggin’ dei Madcon (cover dei The Four Season) piace all’intero pianeta studio e social. Come piaciuto, e non poco, è il pezzo a cappella (di Gloria Gaynor, mica cotiche…) regalato al pubblico da Manuel Agnelli, capitano degli stessi Maneskin, che con il loro frontman Damiano d’oro vestito, fanno il pieno di applausi e consensi.

Parliamo anche dei contorni? Facciamolo! Raccontando di quell’enorme Babbo Natale di plastica sdraiato sul palco di Rita Bellanza, che con la sua La verità (in verità di Brunori Sas), però, non convince a pieno i giudici. Oppure, di una Mara che promette (e mantiene) di usare un linguaggio meno colorito. Tanto a utilizzare le potenzialità della lingua italiana (o circa tale) ci penseranno Agnelli, sfoderando il vocabolo (a chi scrive ancora adesso ignoto) pentatoniche, e Fedez che forgerà all’uopo il neologismo, involontario, miusicul. Levante? Nessun volo linguistico particolare, perché alle prese con le regole sfuggenti a una “nuova del gioco”, come lei stessa dirà. Da rilevare, però, un uso smodato dell’aggettivo “credibile” che non sfugge al popolo di twitter, che subito sottolinea come la cantante ci vada a nozze.

E a proposito di matrimonio, eccoci al punto più alto della serata con i Ros a proporre una versione neopunk di Fiori d’arancio di Carmen Consoli cantata dall’alto di una torta nuziale, in versione statuine. Tommasini for President, senza discussioni (né ironia)!

X Factor 11 secondo round, si diceva. Ed è il caso, davvero, di definirlo così. Perché a quanto pare la sfida più aspra è seduta nella parte sbagliata dell’arena, quella del bancone dei giudici, impegnati in una lotta all’ultimo commento che dà, però, quale unico risultato quello di sottrarre terreno alla musica. Il tempo per rimediare, ad ogni buon conto, ancora c’è. Insieme a quello per #unmaredasalvare. Buon lavoro!

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