Layers of Fear : la mente tormentata dell’artista.

Scritto da on gen 27th, 2018 e archiviato sotto la categoria GetSportMedia, News, Notizie, VivoCult. Puoi seguire la discussione di questo post tramite RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta o un trackback a questo post.

layers of fear[ di Noemi Mendola – foto fonte web] Fuori un temporale, dentro una villa di epoca vittoriana, al primo sguardo tranquilla, ma anche misteriosa, dall’atmosfera grave. Un passato da svelare, per poter dipingere il proprio capolavoro. Eppure, appena i colori sono pronti e il pennello viene impugnato, accade qualcosa: apriamo la porta, e niente è più come prima. È questo l’inquietante inizio di Layers of Fear, videogioco horror rilasciato nel 2016 da Bloober Team, una piccola casa produttrice polacca. Un videogame capace di spiccare tra i molteplici giochi horror esistenti: pochi mesi dopo viene sviluppata l’espansione Inheritance, mentre è atteso per i primi mesi del 2018 l’adattamento per il Nintendo Switch, intitolato Layers of Fear Legacy. Ma perché vale la pena, ancora oggi, giocare questo titolo?

Sebbene gli jumpscares, cioè quei momenti in cui il giocatore (o lo spettatore, poiché la tecnica è molto usata anche nei film horror) si spaventa per qualcosa di improvviso, non manchino, Layers of Fear è agghiacciante soprattutto a livello psicologico. Nei panni dell’artista, muovendosi di stanza in stanza in quella che all’inizio sembrava una villa innocua, si inizia a girovagare in un labirinto irrazionale che ben presto si capisce essere la mente stessa del pittore. Una mente che, man mano si avanza nel gioco, perde il lume della ragione e cala a picco in un baratro di sensi di colpa, ricordi orribili e paure viscerali.

I tormenti dell’artista prendono forma stanza dopo stanza. Layers of Fear è un walking simulator, cioè è interamente incentrato sull’esplorazione, e la curiosità del giocatore viene alimentata continuamente tramite una narrazione avvincente, cosa ben riuscita nel gioco in questione. Perlustrando la villa, le cui camere e corridoi mutano di continuo sotto i nostri occhi, ci si imbatte nelle più profonde angosce del pittore, che prendono vita in presenze sinistre e ostili e in quadri grotteschi. Più si procede meno si vorrebbe continuare, con la costante tentazione di scappare a gambe levate. Ma non si è neanche certi di poter fuggire dalla mente in cui si è stati intrappolati.

Il videogame è stato criticato per la sua brevità (circa tre ore) e la facilità di risoluzione degli enigmi, eppure non si è compreso che l’obiettivo del gioco non è finire il dipinto. Quest’ultimo è solo il punto di partenza di un’avventura il cui unico scopo è farci smarrire nei meandri oscuri, ma al contempo affascinanti, della psiche umana. Inoltre, ci permette di contemplare squarci visivi ben più ampi delle mura di un’abitazione, pari a certi quadri Romantici: in poche parole, sublimi. Un’esperienza visuale in grado, per di più, di trasmettere il fetore che, nel gioco, aleggia in ogni dove.

Layers of Fear avvinghia profondamente chi ha il coraggio di avanzare, passo dopo passo. Dona ad ogni giocatore un’esperienza unica e intima, dal momento che sono proprio le scelte fatte da ognuno a determinarne l’evoluzione, e il finale. Però, anche a parità di scelte, il gioco è capace di confondere e disorientare: ogni elemento, infatti, viene lasciato volutamente ambiguo, per alimentare i dubbi. Ma attenzione, non giocateci con la porta chiusa: non potrete sapere, poi, una volta finito, cosa si celerà dietro di essa. Se la vostra casa come la ricordate, o corridoi e stanze vittoriane in continuo divenire.

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