Oscar 2018 in rosa, tra presenze annunciate e assenze (in)spiegabili

Scritto da on mar 5th, 2018 e archiviato sotto la categoria News, Notizie, VivoCult. Puoi seguire la discussione di questo post tramite RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta o un trackback a questo post.

Oscar2018 vivovolley vivocult[di Noemi Mendola – foto fonte web] Per accendere i riflettori è stato sufficiente un palcoscenico, ornato per l’occasione da ben 45 milioni di sfavillanti cristalli Swarovski. Così tanti, e così folgoranti, da oscurare persino le innumerevoli star che hanno calcato il red carpet dell’evento cinematografico più famoso e seguito al mondo: la cerimonia degli Oscar, giunta alla sua 90esima edizione, come sempre al Dolby Theatre di Los Angeles, nel bel mezzo della fulgida Hollywood. Fino a notte inoltrata, e per noi in Italia fino all’alba, è stato premiato il meglio del cinema mondiale, sotto l’abile guida di Jimmy Zimmel, con una miriade di celebrità a consegnare la più ambita statuetta del settore, la più invidiata, la più desiderata.

Ma, dice il proverbio: non è tutto oro ciò che luccica. Infatti, negli studi di Sky che la scorsa notte ha trasmesso l’evento in esclusiva, il giornalista Francesco Castelnuovo ed il critico cinematografico Gianni Canova hanno fin da subito notato quanto la cerimonia, dietro nonostante le apparenze, fosse “sottotono”. Colpa, forse, di un discorso di apertura poco brillante e ispirato o, magari, della cerimonia stessa. I premi Oscar assegnati, infatti, non si sono scostati molto rispetto a quelli assegnati in precedenti eventi cinematografici, come i Golden Globes. Nonostante le indubbie differenze, si è riscontrata, quindi, una mancanza di novità che potrebbe aver deluso non pochi.

Non per questo, però, i premi sono stati immeritati. Il film ad aggiudicarsi più statuette è stato Shape of Water del messicano Guillermo del Toro. La inusuale storia d’amore tra una donna muta e un mostro acquatico, giudicata come miglior pellicola, ha conquistato, però, solamente quattro premi a fronte delle tredici nomination ricevute. Inoltre, il mancato successo nella categoria ‘miglior fotografia’ svaluta un importante aspetto del film, capace di elevarlo a poesia cromatica dai toni acquatici. Al secondo posto, poi, troviamo Dunkirk del britannico Christopher Nolan, vincente nelle categorie tecniche, come montaggio e sonoro, mentre al terzo c’è il favorito Tre Manifesti ad Ebbing, Missouri di Martin McDonagh.

Conquistando due Oscar, come L’ora PBuia di Joe Wright trionfante nella categoria ‘miglior attore’ grazie al camaleontico Gary Oldman, Tre Manifesti è stato uno dei protagonisti indiscussi, come già successo durante i Golden Globes. Infatti, ancora una volta è stato posto sotto costante attenzione il movimento Time’s Up, che tutela le donne e i loro inviolabili diritti sul posto di lavoro. La pellicola in questione si è unita al coro di interventi a favore di questa iniziativa, diventandone quasi un portabandiera nel momento in cui la premiata come miglior attrice Frances McDormand è salita sul palco, pronunciando un discorso femminista invece che i classici ringraziamenti a cui Hollywood ci ha da sempre abituati.

senza alcun intento di svilire l’importanza di questa tematica,  preme però sottolineare come, ancora una volta, si agisca a discapito dei film. La scorsa notte, effettivamente, la protesta si è consumata sulla pelle di una pellicola che aveva tutte le carte in regola per essere, per lo meno, nominata agli Oscar: The Disaster Artist di James Franco, superbo nell’impersonare il famosissimo Tommy Wiseau, padre dell’immortale cult del 2003 The Room. Franco è stato, infatti, escluso dagli Oscar sull’onda di accuse di molestie a suo carico, mai del tutto confermate o smentite da chi di dovere.

Altri grandi assenti tra i premiati, infine, sono stati Il Filo Nascosto di Paul Thomas Anderson, forse troppo di nicchia per trovare un consenso unanime e premiato solo per i costumi, e Call me by your name di Luca Guadagnino, egregio rappresentante dell’Italia all’estero e premiato per la “coraggiosa” sceneggiatura, come afferma Canova, di James Ivory. Che sia stato poco gratificato a causa di una mancanza di donne rilevanti tra i personaggi? Poco importa: gli Oscar sono sempre stati lo specchio dei cambiamenti sociali che infiammano Hollywood. In fondo, è sempre Hollywood. E ci piace così.

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