Raccontare per reagire. Perché la violenza non è mai amore

Scritto da on apr 9th, 2018 e archiviato sotto la categoria News, Notizie, VivoCult. Puoi seguire la discussione di questo post tramite RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta o un trackback a questo post.

Marito+amore+incubo_cop[di Emanuela Macrì - foto fonte web] “Come in fondo ad un pozzo senza fine, da cui tentavo di risalire, ma senza successo”. Sono queste le parole che Julia usa per descrivere una vita vissuta, nonostante tutto. Nonostante la presenza di Daniel, marito indecifrabile che con manifestazioni d’ira e ingiustificabili gesti premurosi ha modellato a suo piacere ogni attimo della vita familiare, obbligandola a una quotidianità di situazioni pronte a ribaltarsi da un minuto all’altro, di attimi di quiete apparente ma pronti a trasformarsi in inferno. Anni di violenze domestiche, con i figli per platea, la famiglia d’origine dietro le quinte e lei al centro di tutto.

Di una vita spesa a subire il temperamento violento di un uomo, rimandando al futuro la ricerca della forza di reagire, con l’illusione che domani potrebbe essere il primo giorno di una vita migliore. Un giorno mai arrivato per Julia, cresciuta e invecchiata accanto all’uomo che ha trasformato il matrimonio in una gabbia senza uscita.

Fino a quando arriva il momento di affrontare tutte quelle cicatrici. Non per rimarginarle certo ma, almeno, per disinfettarle, per farle smettere di bruciare così tanto. È il momento dell’incontro di Julia, nome di fantasia, con Paola Maria Taufer, autrice di MARITO, AMORE, INCUBO (Reverdito Editore) in uscita il prossimo 24 aprile, nello studio di quest’ultima. Julia, infatti, decide che è arrivato il momento di riavvolgere il nastro della sua esistenza, di rivedere quel film che spesso aveva negato, soprattutto a sé stessa, di aver girato. Ma sa che per affrontare questo passaggio avrà bisogno di qualcuno che sappia supportarla, con competenza e professionalità.

In Paola Maria Taufer non troverà solo una psicologa e psicoterapeuta preparata e attenta ma anche la persona a cui affidare un compito delicato e importante: quello di trasformare il racconto in un romanzo, un libro che raccolga ricordi dolorosi e possa essere da monito per tante altre donne. Perché possano imparare a leggere i segni premonitori di situazioni destinate ad aggravarsi, perché riescano a trovare il coraggio di mettere la propria vita su un altro binario, di allontanarsi da ambienti contaminati per vivere libere e lontane dalla violenza.

Tema, quest’ultimo, ancora tragicamente d’attualità. I numeri, peraltro, parlano chiaro. Quegli stessi numeri che, però e purtroppo, descrivono solo una parte di un fenomeno che non mostra segni di stanchezza: sulla violenza di genere, infatti, i dati sono innegabili. Ancora oggi, diciotto anni dopo il Duemila, tra le tante conquiste del genere umano, siamo ancora lontani dal traguardo del rispetto. E troppe sono le storie che somigliano a quelle di Julia. Che ha “imparato l’arte della sopravvivenza. Sacrificandomi, rinunciando a una parte di me, annichilendola. La strategia era compiacerlo, dire sempre di sì”.

Fino a quando arriva il momento di fare i conti, di trovare una valvola per sfogare anni di ingiustizie e angherie, di raccontare in forma anonima sì, ma incisiva. Senza bisogno di esagerare perché la realtà, ancora una volta, è già molto più feroce di qualsiasi fantasia, fatta di giorni trascorsi a espiare colpe inesistenti ed altri a confrontarsi con inutili speranze. Una vita che ora ha trovato casa tra le pagine che Paola Maria Taufer ha scritto, nella speranza che possa essere il nuovo capitolo di questa storia.

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