Donne e mamme in alta quota: al Trento Film Festival c’è Mothered by Mountains

Scritto da on apr 30th, 2018 e archiviato sotto la categoria News, Notizie, VivoCult. Puoi seguire la discussione di questo post tramite RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta o un trackback a questo post.

Mothered by mountains tff vivocult emanuela macrì[di Emanuela Macrì – foto fonte web] La montagna è, anche, punk. E chi l’avrebbe mai detto? Pasang Lhamu Sherpa, la più nota guida alpina donna del Nepal, certamente no. Per lei che considera la montagna il luogo dove superare i limiti, anche di una società come la sua che vorrebbe le donne a occuparsi della casa. Per lei che porta le sue lotte sule cime dell’Himalaya, come quando ha conquistato il K2 per sensibilizzare il mondo sul tema del cambiamento climatico e delle sue conseguenze per il nostro pianeta.

Pasang, che da tradizione porta il nome del suo giorno di nascita, il venerdì, ha scelto di aggiungervi Lahmu Sherpa, il nome della prima donna nepalese a conquistare l’Everest, ha raggiunto il Trentino e il Trento Film Festival per dialogare con il suo pubblico, avvolta nell’abito tradizionale del suo paese e portando in braccio quel bambino che, senza saperlo, già portava in grembo durante le registrazioni del film Mothered by Mountains.

Un cortometraggio nato dal fallimento di un progetto più ampio, quello del regista statunitense Renan Ozturk ma che porta in sé una magia: quella dell’incontro tra Pasang e l’icona punk nepalese Sareena Rai, cantante, madre e, dopo l’avventura narrata in questo film, anche guida alpina. Un incontro in alta quota tra due donne cresciute nel medesimo paese e nella medesima cultura, che hanno fatto della loro passione una ragione di vita e che grazie a una macchina da presa e una proposta hanno deciso di mettere sul tavolo le proprie paure e certezze, perché si potessero confrontare, mescolare e prendere la propria strada.

Sareena racconta la sua coraggiosa maternità, peraltro non naturale, di una bambina con una grave patologia cerebrale. Pasang ripercorre il suo difficile cammino da donna alpinista e rivela il suo timore nei confronti dell’essere madre, tema che la vede lottare tra le paure. Paure che si scioglieranno non appena termineranno le riprese, quando scoprirà di aspettare già il piccolo bambino.

E suona strano pensare che il più naturale degli eventi possa impaurire una donna come Pasang Lhamu Sherpa che alle imprese in quota ha unito la lotta in prima persona per i diritti delle donne e creato, nel 2013, la Nomads Clinic, un’unità medica mobile per raggiungere e dare assistenza alle zone più remote del Nepal. Quel paese, il suo, dove c’è ancora molto da fare e la strada per il pieno riconoscimento dei diritti femminili, che deve passare anche per l’istruzione,  è ancora lunga. Ma qualcuno doveva pur iniziare a percorrerla. Un qualcuno da gli occhi dolci e i capelli lunghi, con tante scalate nelle gambe e infiniti sogni nelle mani.

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