Amore, sesso e intrighi politici: Versailles, la serie

Scritto da on mag 1st, 2018 e archiviato sotto la categoria News, Notizie, VivoCult. Puoi seguire la discussione di questo post tramite RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta o un trackback a questo post.

versailles[di Giorgia Fattorelli – foto fonte web] Luigi XIV amava le donne e le donne amavano Luigi XVI. Re di Francia dal 1643 al 1715, fu un uomo moderno, pieno di contraddizioni, forte e fragile, coraggioso e timoroso allo stesso tempo. Un uomo, non solo un re, che diede libero sfogo alle passioni più sfrenate, agli eccessi, e fu spesso vittima di deliri di onnipotenza e allucinazioni. Circondato da donne bellissime, affascinate dal mito del personaggio e dal potere che deteneva, Luigi XIV fu sicuramente don Giovanni della storia della Francia.

Da La presa di potere di Luigi XIV di Roberto Rosellini un film documentario che ne ripercorre la vita, a La maschera di ferro del regista Randal Wallace, interpretata da un giovanissimo Leonardo di Caprio, il Re Sole ha affascinato scrittori, registi e produttori di diverse epoche, riscontrando nel pubblico un enorme successo.

Versailles è una serie televisiva franco-canadese, ideata da Simon Mirren e David Wolstencroft, con la regia di Jalil Lespert, trasmessa su Canale+ dal 2015 e arrivata in Italia nel 2018 su Netflix. Luigi XIV, detto anche Luigi il Grande è famoso per aver fatto costruire la reggia di Versailles e aver fatto spostare letteralmente la nobiltà al suo interno. Panem et Circense, avrebbe detto Cicerone.

Salito al trono all’età di cinque anni, considerato incapace di governare da molti, costretto a guardarsi le spalle dai suoi stessi nobili, che complottavano per togliergli il potere, la reggia divenne il luogo su cui egli esercitava il controllo su quella stessa classe aristocratica che lo tormentava. Dando loro libero accesso al divertimento e la possibilità di assecondare ogni istinto, i nobili divennero i burattini e il re il burattinaio. Dal gioco d’azzardo a festini al limite dello scandalo, dove i rappresentanti della nobiltà francese si lasciavano andare a balli sfrenati, abuso di droghe e orge.

La serie, interamente girata in Francia, si inserisce in quel filone di drammi in costume che raccontano l’epopea delle dinastie di regnanti celebri, dai Tudors, serie anglo-irlandese dello sceneggiatore Michael Hirst, a I Borgia, serie canadese ideata e sceneggiata da Nail Jordan e David Leland, fino alla più attuale serie Vikings, nella quale George Blagden, Re Luigi nella serie Versailles, interpreta il monaco Athelstan.

Non una saga storica, ma il racconto dell’uomo, dell’amante e marito che ha fatto molto parlare di sé per aver dato letteralmente scandalo nei paesi in cui è stata proiettata, dalla Francia su Canal Plus, in Canada e Irlanda su Netflix. A far discutere la promiscuità, le scene di nudo e di sesso esplicito, quasi fossero la colonna portante e quelle di omosessualità tra il fratello del re, Filippo I Duca d’Orleans, interpretato da Alexander Vlanos, e il suo amante, Chevalier de Lorraine, interpretato da Evan Williams, che hanno fatto gridare allo scandalo per gli attimi d’intimità mostrati senza troppa censura.

Versailles è una serie contemporanea per l’attualità dei temi trattati; in particolare proprio l’omosessualità, messa in scena con totale disinvoltura e naturalezza e accettata dall’opinione pubblica del tempo. Sicuramente una serie anticonvenzionale e attenta a mostrare l’uomo nella sua concretezza fatta di passioni, amori adulteri, rabbia e fragilità al tempo stesso, quasi fosse un dramma shakesperiano, dove l’uomo è raccontato nella sua integrità di essere umano, pieno di pulsioni e contraddizioni.

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