Genziana d’Oro e di coraggio. Señorita Maria vince il 66mo Trento Film Festival

Scritto da on mag 6th, 2018 e archiviato sotto la categoria News, Notizie, VivoCult. Puoi seguire la discussione di questo post tramite RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta o un trackback a questo post.

Señorita Maria, la falda de la montaña VivoCult Trento Film Festival[di Emanuela Macrì – foto fonte web] È il coraggio di essere, così come si è, a vincere la Genziana d’Oro della 66ma edizione del Trento Film Festival con il film Señorita Maria, la falda de la montaña di Ruben Mendoza. Una pellicola che racconta una montagna diversa, non un luogo di spedizioni al limite del possibile ma di un’impresa altrettanto estrema, quella di indossare una gonna (la falda del titolo) per essere ciò che ci si sente di essere, da sempre. A farlo è Maria, una donna intera, come lei stessa si definisce, nata nel corpo di un uomo. Una donna che non ha avuto molto, anzi nulla, da una vita di miseria, di lavori a giornata e derisioni. E di tanta fede. “Se mi canzonano non offendono me, ma il mio Dio. Delle risate e delle malelingue ormai non mi importa nulla. Lascio che sia”.

E a Boavita, piccolo villaggio montano della Colombia, le lingue avvelenate e le parole sussurrate alle spalle non mancano nemmeno oggi. Per Maria, che ha scelto il nome della Vergine, odia i pantaloni e non si spaventa davanti al duro lavoro nei campi. Per Maria e il suo cuore delicato, che con qualche soldo risparmiato ha comprato una mucca gravida e festeggiato l’arrivo di un vitellino che chiamerà Buena Suerte. Per non essere più sola, in una casa nella foresta senza indirizzo né acqua, dove la visita di qualche signora del villaggio è un evento raro.

Una vita difficile, incorniciata, ora, in un film che tocca il cuore, con i primissimi piani e i dettagli, con la macchina da presa che corre veloce sulla strada che porta verso casa per poi indugiare sul profilo della donna, con le note della banda del paese a fare da sottofondo. Un film che è la giusta ricompensa, il riscatto di Maria Luisa, il suo nome intero, nata dalla violenza carnale di un fratello sulla sorella e abbandonata pochi giorni dopo il parto da una madre che non rivedrà mai più, cresciuta dalla nonna che la nasconderà nella casa che sarà l’unica eredità positiva lasciatale. Il resto è fatto di ricordi duri da digerire, che rompono le parole appena queste arrivano alla bocca.

Fotogrammi di un mondo lontano, ma non troppo. Che arrivano al cuore della Giuria internazionale del Trento Film Festival unanime nel decretare Señorita Maria, la falda de la montaña il film vincitore perchè “meravigliosamente realizzato mostra come una piccola storia ambientata in un villaggio possa abbracciare i temi più ampi della contemporaneità, risuonando oltre gli angusti confini del paesaggio montano”.  Vincitore a Trento, migliaia di chilometri e molti mondi e monti più in là. Una città che il prossimo 9 giugno ospiterà il Dolomiti Pride, evento a cui la Provincia ha negato patrocinio, e che oggi si confronta con un premio coraggioso e parole, quelle della motivazione, che risuonano come un monito. Contro ogni discriminazione, per il diritto di tutti di essere così, come si è. Di essere sé stessi.

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