Youtopia. Quando il web è più reale della realtà stessa

Scritto da on mag 10th, 2018 e archiviato sotto la categoria News, Notizie, VivoCult. Puoi seguire la discussione di questo post tramite RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta o un trackback a questo post.

Youtopia-poster[di Noemi Mendola – foto fonte web] Una vita sola non basta. I motivi sono molteplici, diversi per ognuno di noi, ma spesso la realtà che ci circonda diviene troppo stretta, fino quasi a soffocare. Si cerca un modo per evadere, come un tempo lo si faceva andando al cinema, o guardando la TV. Ora, invece, ci si rifugia sul web, luogo dalle mille meraviglie e dalle possibilità a dir poco infinite, specialmente se si prendono in considerazione i mondi virtuali come Second Life, l’universo digitale lanciato nel lontano 2003 dalla Linden Lab: ci si sceglie un avatar e si è liberi di vivere una seconda vita online, un’esistenza si spera migliore, lontana dalle reali sofferenze quotidiane. Realtà parallele come queste non possono più essere ignorate, neanche nel mondo del cinema.

Lo capì già nel 2009 Berardo Carboni, girando un lungometraggio sperimentale, VolaVola, interamente nella comunità di Second Life. Oggi, invece, il regista italiano vuole riflettere sul mondo virtuale mediante Youtopia, la sua ultima fatica passata purtroppo quasi inosservata nelle sale italiane. Un film, questo, non più girato interamente con avatar in un mondo composto di pixel, ma strutturato lungo la visibile (ma solo apparente) contraddizione tra realtà fisica, colma di innumerevoli difficoltà, e quella digitale, la quale promette una soluzione efficace ad ogni problema che può insorgere.

Di problemi in questa pellicola ce ne sono anche troppi: c’è Matilde (abilmente interpretata da Matilda De Angelis), diciottenne disoccupata come la madre Laura, depressa e alcolizzata, e una casa che non possono più permettersi di pagare, da cui stanno per essere sfrattate. C’è, poi, Ernesto, farmacista che di difficoltà economiche non ne ha affatto, ma conduce una doppia vita tra prostituzione e siti pornografici, ossessionato dal sesso. Sono proprio questi ultimi siti a fornire una speranza a Matilde, che racimola ciò che può spogliandosi davanti alla webcam: diventa, infatti, una camgirl.

Ma i soldi non bastano ancora, così la ragazza prende una decisione estrema: vendere la propria verginità online, tramite il deep web. Ed Ernesto è disposto a pagare qualsiasi cifra per averla, mentre Laura fa di tutto per risolvere la situazione senza dover ricorrere a tanto, ma invano. Man mano che la tensione cresce e le pedine vengono mosse da ambo i lati, lo spettatore vive il dramma attraverso la figura della madre, sempre più sconvolta: a scandire il ritmo sono i primi piani del suo volto, gli occhi vitrei, la pelle sciupata e sudata, il dolore nascosto nei lineamenti sfioriti.

Invece, il volto di Matilde è sereno. Non accetta il suo destino ma è sempre attraverso la rete che trascorre il suo tempo libero, in un mondo virtuale simile a Second Life, in compagnia di Himo, un programmatore di cui conosce solo nome e avatar. Ma poco importa, perché anche se è digitale il legame tra loro è reale, vivo, palpabile come il peso dell’asta online sulla sua verginità. Grazie a Himo l’incubo si trasforma in un sogno dai colori sgargianti e dai contorni squadrati, un sogno forse utopico ma in grado di sostenerla nella quotidianità fatta perlopiù, ormai, di interazioni online. Come la routine di noi tutti: è, infatti, proprio questa nuova realtà ciò che Carboni, nella sua folgorante pellicola, vuole indagare. Non vi resta che scoprirla.

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