Il diritto di vivere, di scegliere, di essere. Io Safiya

Scritto da on mag 18th, 2018 e archiviato sotto la categoria News, Notizie, VivoCult. Puoi seguire la discussione di questo post tramite RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta o un trackback a questo post.

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[di Giorgia Fattorelli - foto fonte web] A pochi chilometri di distanza da noi essere una donna può voler dire vivere un incubo. La banalità di un’uscita con le amiche senza dover chiedere il permesso a nessuno, la possibilità di sceglier l’abito da indossare, di scegliere chi baciare, con quale uomo uscire e, soprattutto, la persona da sposare, possono diventare muri invalicabili. Ci sono paesi dove essere donna significa essere soggetta a un ruolo prestabilito, a regole di comportamento ferree mentre la ribellione, anche solo tentata, diventa una condanna a morte.

Nel 2018, e sembra incredibile possa essere così, ci sono paesi in cui avere un figlio fuori dal matrimonio può voler dire commettere un peccato tanto grande da pagare con la morte, unica via per sciacquare la vergogna, il reato. Ma come può un bambino, l’essere più innocente al mondo, rappresentare una colpa? Eppure accade ancora, ogni giorno, e sotto gli occhi di tutti, che donne, troppo spesso bambine, siano condannate alla lapidazione. Safiya nasce in un piccolo villaggio rurale e pacifico nel nord della Nigeria, dove la lotta tra cattolici animisti e mussulmani la farà diventare il simbolo di un durissimo scontro politico.indossare qualsiasi abito che piace, la possibilità di scegliere chi baciare, con quale uomo uscire e, soprattutto, la persona da sposare, possono diventare muri invalicabili. Ci sono paesi dove essere donna significa essere soggetta a un ruolo prestabilito, a regole di comportamento ferree mentre la ribellione, anche solo tentata, diventa una condanna a morte.

Io Safiya, non è solo un libro, è una storia di vita vera, di una bambina come tante, nata in un piccolo villaggio rurale della Nigeria dove la legge della Sharia è imposta severamente. Come tutte sognava di andare a scuola, di giocare con gli amici, di trovare un uomo di cui innamorarsi per avere una famiglia felice, come lo era stata la sua. Data in sposa all’età di tredici anni diventa presto donna, madre e moglie. Ripudiata due volte perché sostituita da mogli più giovani, si trova sola, con quattro figli e nella casa del padre. Sembra aver trovato pace nella rassegnazione alla solitudine, ma da lì a poco quell’angolo di paradiso che si era creata si trasformerà in un nuovo inferno.

L’accusa di adulterio è il primo passo verso il crollo del mondo che conosceva e della vita felice che aveva sognato. Tutto vanificato, calpestato, interrotto, in un istante. Tradita dal suo stesso cugino, con il quale aveva rapporti clandestinamente, e dal quale è nato il figlio illegittimo, Safiya vede nella fuga l’unica speranza di salvezza dalla condanna a morte. Ma l’amore della sua famiglia la riporterà a casa. L’unica strada che le resta da percorrere a questo punto è quella di appellarsi alle organizzazioni internazionali per i diritti umani. E’ solo grazie alla tenacia e al coraggio di un giovane avvocato, che la ragazza si salva.

La sua è una storia comune in paesi dove la legge della Sharia, che regola la vita sociale e politica, viene applicata con rigidità. Qui, spesso, dove il patriarcato ha radici tropo profonde, essere una donna può diventare un incubo. Ma ci sono donne, come Safiya, che hanno lottato per i loro diritti e hanno vinto, ma per molte altre non è stato così e non lo sarà, probabilmente, ancora per molto tempo.

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