Quando le scene sono calcate da cani e gatti: tre film, una zampa

Scritto da on mag 25th, 2018 e archiviato sotto la categoria News, Notizie, VivoCult. Puoi seguire la discussione di questo post tramite RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta o un trackback a questo post.

Isola dei cani-Dogman-Kedi-vivovolley-vivocult[di Noemi Mendola – foto fonte web] Niente attira l’attenzione come un bel micio in panciolle sul divano. O un cagnolone che gioca col proprio padrone. Lo sanno perfettamente gli utenti sui social: è sufficiente, infatti, postare una foto o un video a tema ferino per essere sommersi dalle visualizzazioni e dai like ottenuti. Ultimamente, però, anche il cinema ha voluto approfittare di questo meccanismo, capace di richiamare un gran numero di spettatori nelle sale, e l’ha fatto attraverso tre film, tre pellicole tra di loro anche fin troppo diverse, ma accomunate da un semplice ed efficace filo conduttore: la zampa di un animale domestico. Come non iniziare, quindi, dall’Isola dei Cani di Wes Anderson, il film di animazione sbarcato in Italia nei primi di maggio?

Giappone, 2038: un’epidemia canina ha colpito la città di Megasaki, e per scongiurare il rischio di un coinvolgimento umano tutti i cani vengono esiliati nell’Isola della Spazzatura. Attraverso un uso sopraffino dello stop-motion, secondo cui i pupazzi vengono mossi a mano di fotogramma in fotogramma, il regista statunitense punta il dito contro le responsabilità umane: non solo non siamo in grado di aiutare colui che è stato il nostro migliore amico a quattro zampe per secoli, ma si scopre anche che l’epidemia non è casuale, ma determinata dall’uomo stesso. Ma non tutti, però, sono colpevoli: il piccolo eroe Atari vola sull’isola alla ricerca del suo Spots, e da inizio ad un viaggio ironico e smisurato, capace di equilibrare la pellicola.

kedi-vivovolley-vivocultUna spedizione, però, non semplice in un paesaggio che non ha più niente di naturale: l’essere umano è, nuovamente, la mano che distrugge il pianeta, lo inquina, e a sua volta, quindi, distrugge l’habitat di molte altre specie viventi. Un po’ ciò che accade in Kedi La Città dei Gatti, pellicola turco-americana appena uscita nelle nostre sale. Istanbul è stata da sempre animata da milioni e milioni di gatti (“kedi” in turco), secolo dopo secolo. Oggi, il documentario diretto da Ceyda Torun sottolinea come la cementificazione della città stia togliendo spazio vitale a quelle meravigliose e sacre creature.

È proprio attraverso i loro occhi che riscopriamo Istanbul: le telecamere, montate su droni, pedinano alcuni gatti tra le gambe dei passanti e sui tetti della città, rivelando le loro abitudini, raccontate anche dagli abitanti del posto. E, così, non esploriamo solo il loro mondo ma anche il nostro; fino a diventare noi stessi gli animali, come accade nell’Isola dei Cani: i latrati sono stati “tradotti” in lingua comprensibile, per noi italiano, mentre il linguaggio umano (in giapponese) ci rimane assolutamente oscuro. Ci troviamo esattamente nei loro panni: capiamo soltanto “seduto” o “biscotto”, esito dell’addestramento. Inoltre, ci facciamo curare esteticamente dalla mano umana.

dogman-vivovolley-vivocultCome in Dogman, il film drammatico ispiratosi al famoso delitto del Canaro del 1988. Cambiati i nomi, il luogo e il tempo dell’omicidio, l’italiano Matteo Garrone ha confezionato un film dalla violenza suggerita e dalla profondità psicologica degna di conquistare due meritati premi al Festival di Cannes 2018: uno al Canaro, rinominato Marcello e interpretato magistralmente da Marcello Fonte, e uno all’intero cast canino, capace di arricchire la psiche del protagonista, toelettatore di cani del quartiere. Tra spaccio di droga e crescenti scontri brutali col bullo di turno, un ex pugile, Marcello cambia completamente personalità quando è in compagnia dei suoi animali.

I suoi “amori”, come dice più volte. Forse è proprio questo amore incondizionato a legare Dogman ai due film sopra citati: l’Isola, in cui l’idea di vivere senza i propri cani diventa insostenibile, e Kedi, in cui i gatti, autonomi, non sono di nessuno ma vengono accuditi con affetto da tutti. Forse, però, vediamo i nostri compagni a quattro zampe in modo eccessivamente egoistico: emblema ne è Chief, uno dei cani dell’Isola, randagio prima dell’esilio e vessillo dell’autosufficienza, che nel corso del film si lascia addomesticare per servire e aiutare al meglio Atari nelle sue avventure presenti e future. Sì, forse adottiamo solamente il nostro punto di vista: ma in quale modo migliore potremmo esprimere il nostro amore, se è proprio attraverso i nostri occhi, il nostro cuore, che passa?

Devi essere loggato per scrivere un commento Login

Tutti i loghi e marchi in questo sito sono di proprietà dei rispettivi proprietari.
I commenti sono di proprietà dei rispettivi autori. Ogni abuso sarà perseguito ai termini di legge.
Sono vietate le COPIE anche parziali delle parti scritte, di ogni parte grafica comprese le foto e i filmati

Vivovolley è una testata giornalista, registrata presso il Tribunale di Milano (n. 331 del 22/10/2014)
Online dal 2006 © Vivovolley.net - Direttore: Avv. Rossana Foglia | Per Contattare VivoVolley Clicca Qui

© 2007-2017 Powered by Francesco Langiulli | Get Sport Media