Avicii true stories: un ragazzo schiacciato dal peso del successo

Scritto da on giu 14th, 2018 e archiviato sotto la categoria News, Notizie, VivoCult. Puoi seguire la discussione di questo post tramite RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta o un trackback a questo post.

02-avicii-press-2017-cr-Sean-Eriksson-1548-1440x810[di Giorgia Fattorelli - foto fonte eeb] Riuscire a fare della propria passione un lavoro è il desiderio di ognuno. Arrivare al successo è un fortuna per pochi. Ma il successo, spesso, può diventare un’arma a doppio taglio, soprattutto se lo si raggiunge da troppo giovani. Tim Bergling, in arte Avicii, era un ragazzo svedese di ventotto anni morto lo scorso aprile. Uno come tanti altri, nato e cresciuto a Stoccolma, con la passione per la musica elettronica, diventato famoso grazie alla canzone Wake me up che ha fatto il giro del mondo. Improvvisamente, però, la sua vita si spezza per cause, probabilmente, legate allo stress di una vita frenetica e trasgressiva, quella che negli ultimi anni aveva condotto.

Avicii true stories è il docu-film realizzato dalla BBC che ripercorre la vita dell’artista, raccontandone le prime composizioni, iniziate all’interno della sua cameretta, con l’aiuto di qualche amico d’infanzia. Molta passione, qualche speranza di riuscire a farsi conoscere, e la fortuna arriva quando un produttore si accorge del suo talento. Da qui in poi sarà tutto un crescendo di successi arrivando a diventare uno dei più conosciuti dj contemporanei.

“Ero incredulo, nervoso, non potevo credere che tutte quelle persone fossero lì per me e conoscessero le mie canzoni” diceva in un’intervista qualche anno fa, agli esordi della sua carriera. Il documentario raccoglie le interviste di chi in quegli anni gli è stato vicino, dal suo produttore che lo ha “scoperto” e lanciato nel mondo della musica a David Guetta, affermato dj, che instaura con il giovane svedese un legame di sincera amicizia e stima reciproca.

Avicii inizia a suonare in qualche locale della sua città, Stoccolma, per poi passare nel giro di qualche anno alle più importanti discoteche di Ibiza. Ed è qui che inizia il vero cambiamento, sia artistico che personale. Se da una parte il successo lo stimola, dall’altra parte le tentazioni di quel mondo lo risucchiano senza che riesca ad accorgersene. Alcool e feste che duravano giorni si mescolavano alla pressione di un lavoro che non dava più spazio ad altro.

Arrivato all’apice del successo ormai era troppo tardi per tirarsi indietro. I concerti si facevano sempre più numerosi e diventata sempre più difficile rifiutarsi. Avrebbe voluto fermarsi per un po’, ha ammesso in un’intervista, ma per continuare a cavalcare l’onda non poteva mollare. Iniziano i primi cedimenti fisici, dovuti soprattutto all’abuso di alcool. Il suo corpo, ormai stremato, non avrebbe retto ancora molto.

L’ultima parte del documentario descrive gli ultimi concerti, gli ultimi momenti di vita. Una vita che lui stesso avrebbe voluto abbandonare. Gli ultimi momenti intimi passati con Emily, la sua ragazza da un paio d’anni, testimone dell’insofferenza del fidanzato. Avicii a ventotto anni viene trovato morto, probabilmente suicida, in una stanza d’hotel a Muscat in Oman. Ultima tappa di una vita bruciata troppo in fretta, schiacciata dal peso del successo.

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