Generazione fast-food. L’amore ai tempi di Facebook

Scritto da on giu 27th, 2018 e archiviato sotto la categoria News, Notizie, VivoCult. Puoi seguire la discussione di questo post tramite RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta o un trackback a questo post.

frase-Facebook-e-baciatevi[di Giorgia Fattorelli – foto fonte web] Like, stories e spunte blu: sono questi i nuovi nemici delle relazioni. Nell’era della comunicazione digitale, infatti, le coppie della generazione 2.0 (anzi, ormai 4.0) stanno pagando il prezzo della tecnologia. Sei non hai un’identità social, oggi dove tutto è immediato, sei out. Ma bisogna porre attenzione perché un clic di troppo potrebbe scatenare l’inferno. Se si vuol scoprire come passa la giornata la persona che ti piace, nulla sembra più facile: basta un accesso a Instagram e, con un po’ di fortuna, ecco scoperto cosa, come, dove e, soprattutto, con chi. Se poi ci si vuol spingere più in là, di quel “chi” possiamo scoprire volto, professione, gusti e passioni. Basta un tag.

Allo scambio di messaggi segreti affidati a stropicciati foglietti, oggi si è sostituito il gioco del “mi piace” scambiato, atteso, deluso, cercato.  È solo questione di tempo prima di un messaggio privato, a volte tanto atteso. Ma non illudetevi troppo perché tempo è una parola che ha cambiato significato. Se negli anni novanta, infatti, il tempo che intercorreva tra la prima chiacchierata e l’incontro poteva significare due o tre settimane di attesa, per la generazione social il tempo ha assunto una restrizione notevole, che ha portato alla generazione fast-food, al consumare rapidissimamente tempo e relazioni.

Sulla tematica, già nel 2009, il libro L’Amore ai tempi di Facebook scritto a quattro mani da Mattia Carzaniga, critico cinematografico e redattore di Best Movie, e Giuseppe Civati, laureato in lettere con un dottorato in filosofia e politico a tempo pieno. Gli autori affrontano con un linguaggio scorrevole e ironico il tema del cambiamento delle relazioni con l’avvento dei social network, in particolare il più diffuso su scala mondiale, ovvero Facebook.

Protagonista indiscusso del libro, ognuno di noi: chi prima di addormentarsi, non ne approfitta per un giretto su Facebook,  per vedere cosa stanno facendo gli amici o, ancora meglio, gli amici degli amici. Chissà poi se, guardando in alto a destra, comparirà una nuova notifica o, magari, una nuova richiesta di amicizia da parte di una persona conosciuta qualche ora prima o attesa da tanto. E da qui il là al giochino: messaggio privato o no? Attendo o attacco? C’è chi è più arrogante e rischia con frasi d’effetto, altri preferiscono il messaggio banale, giusto per far capire che ci sono, altri ancora non si sbilanciano e lasciano un “like” per ogni foto postata, aspettandone uno in cambio.

Se da una parte la facilità di comunicare aumenta la possibilità di conoscere nuove persona, dall’altra la stessa facilità di conoscenza aumenta il rischio di un possibile tradimento. Ma basta veramente così poco per mettere a rischio un rapporto? Un “like” di troppo può cambiare le sorti di una relazione? Non sta forse diventando un pretesto? È ovvio che social network come Facebook e Instagram danno la possibilità di esprimere pareri e apprezzamenti che, probabilmente, prima della loro esistenza si estinguevano in una chiacchierata al bar con gli amici, o dopo una piega dalla parrucchiera.

In ultima analisi il libro affronta le conseguenze di questo amore mordi e fuggi. Nel luogo dove puoi essere chi vuoi, esiste anche la possibilità di scegliere di iniziare o chiudere una relazione da un momento all’altro. C’è da chiedersi quanto amore ci sia in tutto questo. Un amore liquido, parafrasando Zygmunt Bauman? A quanto pare un tipo di amore attraente per molti, perché offre relazioni senza restrizioni, senza sforzi. E senza eccessive esposizioni, scegliendo le adeguate impostazioni di privacy e uso.

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